Perla di Gran Prezzo

Di Libri nella Perla di Gran Prezzo

Prefazioni

Brani scelti dal Libro di Mosè

Il Libro di Abrahamo

Facsimile N. 1

Facsimile N. 2

Facsimile N. 3

Joseph Smith — Matteo

Joseph Smith — Storia

Articoli Di Fede

 

 

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PERLA DI

GRAN PREZZO

BRANI SCELTI DALLE RIVELAZIONI,

TRADUZIONI E NARRAZIONI

DI JOSEPH SMITH

IL PRIMO PROFETA, VEGGENTE E RIVELATORE

PER LA CHIESA DI GESÙ CRISTO

DEI SANTI DEGLI ULTIMI GIORNI

 

 

 

 

INTRODUZIONE

1 Perla di Gran Prezzo è una raccolta di scritti scelti che toccano molti aspetti significativi della fede e della dottrina della Chiesa di Gesù CRISTO dei Santi degli Ultimi Giorni. Questo materiale venne prodotto da Joseph Smith e fu pubblicato su periodici della Chiesa ai suoi tempi.

2 La prima raccolta di scritti che portava il titolo Perla di Gran Prezzo venne fatta nel 1851 dall'anziano Franklin D. Richards, allora membro del Consiglio dei Dodici e presidente della Missione Britannica. Lo scopo era di rendere più facilmente disponibili alcuni importanti articoli che avevano avuto una circolazione limitata al tempo di Joseph Smith. Con l'aumentare del numero dei membri della Chiesa in tutta Europa ed in America c'era necessità di rendere disponibili queste informazioni. La Perla di Gran Prezzo fu usata in larga misura e divenne successivamente un'opera canonica della Chiesa ad opera della Prima Presidenza e della conferenza generale a Salt Lake City del 10 ottobre 1880.

3 Diverse revisioni del suo contenuto sono state fatte, secondo le necessità richieste dalla Chiesa. Nel 1878 furono aggiunte alcune parti del Libro di Mosè non comprese nella prima edizione. Nel 1902 vennero omesse alcune parti della Perla di Gran Prezzo che duplicavano degli scritti contenuti in Dottrina e Alleanze. L'organizzazione in capitoli e versetti, con note a piè pagina, fu fatta nel 1902. Nel 1921 vi fu la prima pubblicazione con pagine a doppia colonna, con indice. Nessuna altra modifica fu fatta fino all'aprile 1976, quando vennero aggiunte due rivelazioni. Nel 1979 queste due rivelazioni furono tolte dalla Perla di Gran Prezzo e aggiunte alla Dottrina e Alleanze, dove appaiono oggi come sezioni 137 e 138. L'attuale edizione contiene alcune modifiche fatte per portare il testo in armonia con precedenti documenti.

4 Quella che segue è una breve introduzione agli attuali contenuti:

5 Brani dal Libro di Mosè. Un estratto dal libro di Genesi della traduzione di Joseph Smith della Bibbia, che egli iniziò nel giugno 1830 (History of the Church, 1:98–101, 131–139).

6 Il Libro di Abrahamo. Una traduzione da alcuni papiri egiziani che vennero nelle mani di Joseph Smith nel 1835 che contiene degli scritti del patriarca Abrahamo. La traduzione venne pubblicata a puntate su Times and Seasons a partire dal 1 marzo 1842 a Nauvoo, Illinois. (History of the Church, 4:519–534.)

7 Joseph Smith — Matteo. Un estratto dalla testimonianza di Matteo nella traduzione della Bibbia di Joseph Smith (vedere in Dottrina e Alleanze 45:60–61 l'ingiunzione divina ad iniziare la traduzione del Nuovo Testamento).

8 Joseph Smith — Storia. Brani della testimonianza e della storia ufficiale di Joseph Smith che egli preparò nel 1838 e che venne pubblicata a puntate su Times and Seasons a Nauvoo, Illinois, a partire dal 15 marzo 1842 (History of the Church, 1:1–44).

9 Articoli di Fede della Chiesa di Gesù CRISTO dei Santi degli Ultimi Giorni. Una dichiarazione di Joseph Smith pubblicata su Times and Seasons del 1 marzo 1842, assieme ad una breve storia della Chiesa che divenne famosa come Wentworth Letter (History of the Church, 4:535–541).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PERLA DI GRAN PREZZO

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BRANI SCELTI DAL LIBRO DI

MOSÈ

Capitoli:

1 2 3 4 5 6 7 8

Un estratto della traduzione della Bibbia, come fu rivelata a Joseph Smith, il Profeta, dal giugno 1830 al febbraio 1831.

CAPITOLO 1

(Giugno 1830)

Dio si rivela a Mosè — Mosè viene trasfigurato — Egli si trova di fronte a Satana — Mosè vede molti mondi abitati — Mondi innumerevoli furono creati dal Figlio — L'opera e la gloria di Dio è fare avverare l'immortalità e la vita eterna dell'uomo.

1 PAROLE di Dio, che egli disse a Mosè al tempo in cui Mosè fu rapito su una montagna altissima,

2 E vide Dio faccia a faccia, e parlò con Lui, e la gloria di Dio fu su Mosè; perciò Mosè poté sostenere la sua presenza.

3 E Dio parlò a Mosè, dicendo: Ecco, Io sono il Signore Dio Onnipotente, e Infinito è il mio nome; poiché sono senza principio di giorni o fine d'anni, e non è ciò infinito?

4 Ed ecco, tu sei mio figlio; guarda dunque, e ti mostrerò le opere delle mie mani, ma non tutte, poiché le mie opere sono senza fine, e anche le mie parole, poiché non cessano mai.

5 Pertanto nessun uomo può vedere tutte le mie opere, a meno che non veda tutta la mia gloria; e nessun uomo può vedere tutta la mia gloria e poi rimanere nella carne sulla terra.

6 E ho un'opera per te, Mosè, figlio mio; e tu sei a similitudine del mio Unigenito; e il mio Unigenito è e sarà il Salvatore, poiché è pieno di grazia e di verità; ma non v'è altro Dio all'infuori di me, e tutte le cose sono presenti dinanzi a me, poiché Io le conosco tutte.

7 Ed ora, ecco, questa cosa sola ti mostro, Mosè, figlio mio, poiché sei nel mondo, e ora io te lo mostro.

8 E avvenne che Mosè guardò, e vide il mondo sul quale era stato creato; e Mosè vide il mondo e le sue estremità, e tutti i figlioli degli uomini che sono e che furono creati; e di ciò egli si meravigliò e si stupì grandemente.

9 E la presenza di Dio si ritirò da Mosè, cosicché la Sua gloria non fu più su Mosè, e Mosè fu lasciato a se stesso. E quando fu lasciato a se stesso cadde a terra.

10 E avvenne che ciò fu per lo spazio di molte ore, prima che Mosè ricevesse di nuovo le sue forze naturali, proprie dell'uomo; e disse a se stesso: Ora, per questa ragione, io so che l'uomo non è nulla, cosa che non avrei mai supposto.

11 Ma ora i miei propri occhi hanno visto Dio; ma non quelli naturali, bensì i miei occhi spirituali, poiché i miei occhi naturali non avrebbero potuto vedere; poiché sarei avvizzito e sarei morto alla Sua presenza; ma la Sua gloria è stata su di me, e ho visto la Sua faccia, poiché sono stato trasfigurato dinanzi a Lui.

12 E avvenne che quando Mosè ebbe detto queste parole, ecco, Satana venne a tentarlo, dicendo: Mosè, figlio d'uomo, adorami.

13 E avvenne che Mosè guardò Satana e disse: Chi sei tu? Poiché ecco, io sono un figlio di Dio, a similitudine del suo Unigenito; e dov'è la tua gloria ch'io debba adorarti?

14 Poiché ecco, non avrei potuto guardare Dio, a meno che la sua gloria non fosse venuta su di me, e non fossi trasfigurato dinanzi a Lui. Ma posso guardare te da uomo naturale. Non è così, per certo?

15 Benedetto sia il nome del mio Dio, poiché il Suo Spirito non si è del tutto ritirato da me, o altrimenti, dov'è la tua gloria, poiché per me è tenebra? E io posso giudicare fra te e Dio; poiché Dio mi ha detto: Adora Dio, poiché Lui solo devi servire.

16 Vattene, Satana; non ingannarmi; poiché Dio mi ha detto: Tu sei a similitudine del mio Unigenito.

17 E mi diede anche dei comandamenti, quando mi chiamò dal pruno ardente, dicendo: Invoca Dio nel nome del mio Unigenito, e adorami.

18 E Mosè disse ancora: Non cesserò di invocare Dio, ho altre cose da chiedergli; poiché la sua gloria è stata su di me, pertanto posso giudicare fra lui e te. Vattene, Satana.

19 Ed ora, quando Mosè ebbe detto queste parole, Satana gridò ad alta voce e inveì verso terra e comandò, dicendo: Io sono l'Unigenito, adorami.

20 E avvenne che Mosè cominciò a temere grandemente; e mentre cominciava a temere, vide l'amarezza dell'inferno. Nondimeno, invocando Dio egli ricevette forza, e comandò, dicendo: Vattene da me, Satana, quest'unico Dio soltanto adorerò, che è il Dio di gloria.

21 Ed ora, Satana cominciò a tremare, e la terra fu scossa; e Mosè ricevette forza e invocò Dio, dicendo: Nel nome dell'Unigenito, vattene, Satana.

22 E avvenne che Satana gridò ad alta voce, con pianti, e lamenti e stridor di denti; e se ne andò dalla presenza di Mosè, cosicché egli non lo vide più.

23 Ed ora, di queste cose Mosè rese testimonianza; ma a causa della malvagità essa non è venuta in possesso dei figlioli degli uomini.

24 E avvenne, quando Satana se ne fu andato dalla presenza di Mosè, che Mosè alzò gli occhi al cielo, ed era pieno dello Spirito Santo, che porta testimonianza del Padre e del Figlio;

25 E invocando il nome di Dio, egli vide di nuovo la sua gloria, poiché essa era su di lui; e udì una voce che diceva: Benedetto sei tu, Mosè, poiché Io, l'Onnipotente, ti ho scelto, e sarai reso più forte di molte acque, poiché esse obbediranno al tuo comando come se tu fossi Dio.

26 Ed ecco, io sono con te, sì, fino alla fine dei tuoi giorni; poiché tu libererai il mio popolo dalla schiavitù, sì, Israele, il mio scelto.

27 E avvenne, mentre la voce stava ancora parlando, che Mosè gettò lo sguardo e vide la terra, sì, proprio tutta; e non vi fu una particella d'essa che egli non vedesse, discernendola mediante lo Spirito di Dio.

28 E ne vide anche gli abitanti, e non vi fu un'anima che non vedesse; e poté discernerli mediante lo Spirito di Dio; e il loro numero era grande, sì, innumerevole come la sabbia sulla riva del mare.

29 E vide molti paesi; e ogni paese era chiamato terra, e vi erano abitanti sulla faccia d'essa.

30 E avvenne che Mosè invocò Dio, dicendo: Dimmi, Ti prego, perché queste cose sono così, e con cosa le hai fatte?

31 Ed ecco, la gloria del Signore fu su Mosè, cosicché Mosè stette alla presenza di Dio e parlò con lui faccia a faccia. E il Signore Iddio disse a Mosè: Per un mio proprio scopo ho fatto queste cose; esso rimane in me e qui sta la saggezza.

32 E mediante la parola del mio potere le ho create, che è il mio Figlio Unigenito, che è pieno di grazia e di verità.

33 E mondi innumerevoli ho creato; e anch'essi ho creato per un mio proprio scopo; e mediante il Figlio li ho creati, che è il mio Unigenito.

34 E il primo uomo fra tutti gli uomini l'ho chiamato Adamo, che è molti.

35 Ma soltanto un resoconto di questa terra e dei suoi abitanti io ti do. Poiché ecco, vi sono molti mondi che sono già passati mediante la parola del mio potere. E ve ne sono molti che esistono ora, e sono innumerevoli per l'uomo; ma tutte le cose per me sono contate, poiché sono mie e io le conosco.

36 E avvenne che Mosè parlò al Signore, dicendo: Sii misericordioso con il tuo servitore, o Dio, e parlami riguardo a questa terra e ai suoi abitanti, e anche ai cieli, e allora il tuo servitore sarà contento.

37 E il Signore Iddio parlò a Mosè, dicendo: I cieli sono molti e non possono essere contati dall'uomo; ma sono contati per me, poiché sono miei.

38 E quando una terra passerà, con i suoi cieli, così pure ne verrà un'altra; e non v'è fine alle mie opere, né alle mie parole.

39 Poiché ecco, questa è la mia opera e la mia gloria: fare avverare l'immortalità e la vita eterna dell'uomo.

40 Ed ora, Mosè, figlio mio, ti parlerò riguardo a questa terra sulla quale stai; e tu scrivi le cose che ti dirò.

41 E nel giorno in cui i figlioli degli uomini stimeranno le mie parole come nulla, e ne toglieranno molte dal libro che tu scriverai, ecco, Io ne susciterò un altro simile a te, ed esse saranno di nuovo fra i figlioli degli uomini, fra tutti coloro che crederanno.

42 (Queste parole furono dette a Mosè sul monte, il cui nome non sarà conosciuto fra i figlioli degli uomini. Ed ora sono dette a te. Non le mostrare a nessuno, eccetto a coloro che credono. Così sia. Amen).

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CAPITOLO 2

(Giugno–Ottobre 1830)

Dio crea i cieli e la terra — Vengono create tutte le forme di vita — Dio fa l'uomo e gli dà il dominio su tutto il resto.

1 E AVVENNE che il Signore parlò a Mosè, dicendo: Ecco, Io ti rivelo ciò che riguarda questo cielo e questa terra; scrivi le parole che dico. Io sono il Principio e la Fine, il Dio Onnipotente; mediante il mio Unigenito ho creato queste cose; sì, nel principio creai il cielo, e la terra sulla quale tu stai.

2 E la terra era senza forma e vuota; e feci salire le tenebre sulla faccia dell'abisso; e il mio Spirito si muoveva sulla faccia delle acque; poiché io sono Dio.

3 E io, Dio, dissi: Vi sia luce; e vi fu luce.

4 E io, Dio, vidi la luce, e che la luce era buona. E io, Dio, divisi la luce dalle tenebre.

5 E io, Dio, chiamai la luce Giorno; e le tenebre le chiamai Notte; e feci questo mediante la parola del mio potere, e fu fatto come io dissi; e la sera e il mattino furono il primo giorno.

6 E ancora, io, Dio, dissi ancora: Vi sia un firmamento in mezzo all'acqua, e così fu, proprio come dissi; e io dissi: Che esso divida le acque dalle acque; e ciò fu fatto;

7 E io, Dio, feci il firmamento e divisi le acque, sì, le grandi acque sotto il firmamento dalle acque che erano sopra il firmamento; e fu così, proprio come dissi.

8 E io, Dio, chiamai il firmamento Cielo; e la sera ed il mattino furono il secondo giorno.

9 E io, Dio, dissi: Si raccolgano le acque sotto il cielo in un sol luogo, e così fu; e io, Dio, dissi: Vi sia terra asciutta; e così fu.

10 E io, Dio, chiamai la terra asciutta Terra; e la raccolta delle acque la chiamai Mare; e io, Dio, vidi che tutte le cose che avevo fatto erano buone.

11 E io, Dio, dissi: Produca la terra erba, le piante che danno seme, gli alberi da frutto che danno frutti secondo la loro specie, e gli alberi diano frutti il cui seme sia in essi sulla terra; e fu così, proprio come dissi.

12 E la terra produsse erba, ogni pianta che dà seme secondo la sua specie, e ogni albero che dà frutto, il cui seme è in esso, secondo la sua specie; e io, Dio, vidi che tutte le cose che avevo fatto erano buone;

13 E la sera e il mattino furono il terzo giorno.

14 E io, Dio, dissi: Vi siano dei luminari nel firmamento del cielo per dividere il giorno dalla notte, e siano per segni, e per stagioni, e per giorni e per anni;

15 E siano come luminari nel firmamento del cielo per dare luce sopra la terra; e così fu.

16 E io, Dio, feci due grandi luminari; il luminare maggiore per governare il giorno e il luminare minore per governare la notte, e il luminare maggiore fu il sole e il luminare minore fu la luna; e furono fatte anche le stelle, proprio secondo la mia parola.

17 E io, Dio, le posi nel firmamento del cielo, per dar luce sopra la terra,

18 E il sole per governare il giorno, e la luna per governare la notte, e per dividere la luce dalle tenebre; e io, Dio, vidi che tutte le cose che avevo fatto erano buone;

19 E la sera e il mattino furono il quarto giorno.

20 E io, Dio, dissi: Producano le acque in abbondanza le creature che si muovono e hanno vita, e uccelli che volino sopra la terra, nell'ampio firmamento del cielo.

21 E io, Dio, creai grandi balene, e ogni creatura vivente che si muove, che le acque produssero in abbondanza, secondo la loro specie, e ogni uccello alato secondo la sua specie; e io, Dio, vidi che tutte le cose che avevo creato erano buone.

22 E io, Dio, le benedissi, dicendo: Siate feconde e moltiplicatevi e riempite le acque nel mare; e si moltiplichino gli uccelli sulla terra;

23 E la sera e il mattino furono il quinto giorno.

24 E io, Dio, dissi: Produca la terra creature viventi secondo la loro specie: bestiame e cose che strisciano, e bestie della terra, secondo la loro specie; e così fu;

25 E io, Dio, feci le bestie della terra secondo la loro specie, e il bestiame secondo la loro specie, e ogni cosa che striscia sulla terra secondo la sua specie; e io, Dio, vidi che tutte queste cose erano buone.

26 E io, Dio, dissi al mio Unigenito, che era con me fin dal principio: Facciamo l'uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza; e così fu. E io, Dio, dissi: Abbiano dominio sui pesci del mare e sugli uccelli dell'aria, sul bestiame e su tutta la terra, e su ogni cosa strisciante che striscia sulla terra.

27 E io, Dio, creai l'uomo a mia propria immagine, a immagine del mio Unigenito lo creai; maschio e femmina li creai.

28 E io, Dio, li benedissi e dissi loro: Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite la terra, e assoggettatela, e abbiate dominio sui pesci del mare e sugli uccelli dell'aria, e su ogni cosa vivente che si muove sulla terra.

29 E io, Dio, dissi all'uomo: Ecco, ti ho dato ogni pianta che porta seme, che è sulla faccia di tutta la terra, e ogni albero nel quale ci sia frutto di un albero che porta seme; ciò vi sarà di nutrimento.

30 E ad ogni bestia della terra, e ad ogni uccello dell'aria, e ad ogni cosa che striscia sulla terra, a cui concedo la vita, sarà data ogni pianta pura per nutrimento; e così fu, proprio come dissi.

31 E io, Dio, vidi tutto ciò che avevo fatto, ed ecco, tutte le cose che avevo fatto erano molto buone; e la sera e il mattino furono il sesto giorno.

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CAPITOLO 3

(Giugno–Ottobre 1830)

Dio creò tutte le cose spiritualmente, prima che fossero naturalmente sulla terra — Creò l'uomo, la prima carne, sulla terra — La donna è un aiuto adatto per l'uomo.

1 COSÌ furono compiuti il cielo e la terra, e tutte le loro schiere.

2 E il settimo giorno, io, Dio, terminai la mia opera e tutte le cose che avevo fatto; e mi riposai nel settimo giorno da tutta la mia opera, e tutte le cose che avevo fatto erano compiute, e io, Dio, vidi che erano buone;

3 E io, Dio, benedissi il settimo giorno e lo santificai; per il fatto che in esso mi ero riposato da tutta la mia opera, che io, Dio, avevo creato e fatto.

4 Ed ora, ecco, Io ti dico che questo è l'evolversi del cielo e della terra, quando furono creati, nel giorno in cui io, il Signore Iddio, feci il cielo e la terra,

5 E ogni pianta dei campi prima che fosse sulla terra, e ogni erba dei campi prima che crescesse. Poiché Io, il Signore Iddio, creai tutte le cose, di cui ho parlato, spiritualmente, prima che fossero naturalmente sulla faccia della terra. Poiché io, il Signore Iddio, non avevo fatto piovere sulla faccia della terra. E io, il Signore Iddio, avevo creato tutti i figlioli degli uomini; e non ancora un uomo per coltivare la terra, poiché li avevo creati in cielo; e non v'era ancora carne sulla terra, né nell'acqua, né nell'aria;

6 Ma io, il Signore Iddio, parlai, e salì una bruma dalla terra, e adacquò tutta la faccia della terra.

7 E io, il Signore Iddio, formai l'uomo dalla polvere della terra, e soffiai nelle sue narici l'alito di vita; e l'uomo divenne un'anima vivente, la prima carne sulla terra, e anche il primo uomo; Nondimeno, tutte le cose furono create prima, ma furono create e fatte spiritualmente, secondo la mia parola.

8 E io, il Signore Iddio, piantai un giardino a oriente, in Eden, e là posi l'uomo che avevo formato.

9 E dal suolo, io, il Signore Iddio, feci crescere ogni albero, naturalmente, che è piacevole alla vista dell'uomo; e l'uomo poté vederlo. E anch'essi divennero anime viventi. Poiché erano spirituali nel giorno in cui li creai; poiché rimangono nella sfera in cui io, Dio, li creai; sì, tutte le cose che ho preparato per l'uso dell'uomo; e l'uomo vide che erano buoni come cibo. E io, il Signore Iddio, piantai anche l'albero della vita, in mezzo al giardino, e anche l'albero della conoscenza del bene e del male.

10 E io, il Signore Iddio, feci sì che un fiume uscisse da Eden, per adacquare il giardino; e di là si spartì e formò quattro bracci.

11 E io, il Signore Iddio, chiamai il primo con il nome Pison, ed esso circonda tutta la terra di Havila, dove io, il Signore Iddio, creai molto oro;

12 E l'oro di quel paese era buono, e c'era del bedillio e della pietra d'onice.

13 E il secondo fiume fu chiamato con il nome Ghihon; lo stesso che circonda tutta la terra d'Etiopia.

14 E il nome del terzo fiume era Hiddekel; quello che va verso l'est dell'Assiria. E il quarto fiume era l'Eufrate.

15 E io, il Signore Iddio, presi l'uomo e lo posi nel Giardino di Eden per averne cura, e per custodirlo.

16 E io, il Signore Iddio, comandai all'uomo, dicendo: Di ogni albero del giardino puoi mangiare liberamente,

17 Ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare, nondimeno puoi scegliere da te stesso, poiché ciò ti è concesso; ma ricorda che io lo proibisco, poiché nel giorno in cui ne mangerai, per certo morirai.

18 E io, il Signore Iddio, dissi al mio Unigenito che non era bene che l'uomo fosse solo; pertanto gli farò un aiuto adatto a lui.

19 E dalla terra io, il Signore Iddio, formai ogni bestia dei campi, e ogni uccello dell'aria; e comandai che venissero da Adamo, per vedere come li avrebbe chiamati: ed erano anch'essi anime viventi, poiché io, Dio, avevo soffiato in essi l'alito di vita; e comandai che in qualunque modo Adamo avesse chiamato ogni creatura vivente, quello fosse il suo nome.

20 E Adamo diede un nome ad ogni animale, e agli uccelli dell'aria, e ad ogni bestia dei campi; ma quanto ad Adamo, non fu trovato un aiuto adatto a lui.

21 E io, il Signore Iddio, feci cadere un sonno profondo su Adamo; ed egli si addormentò, e io presi una delle sue costole e chiusi la carne al posto di essa;

22 E dalla costola che io, il Signore Iddio, avevo preso dall'uomo feci una donna e la portai all'uomo.

23 E Adamo disse: Questa io so ora che è ossa delle mie ossa e carne della mia carne; ella sarà chiamata Donna, perché fu presa dall'uomo.

24 Perciò l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, ed essi saranno una sola carne.

25 Ed essi erano entrambi nudi, l'uomo e sua moglie, e non se ne vergognavano.

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CAPITOLO 4

(Giugno–Ottobre 1830)

Come Satana divenne il diavolo — Egli tenta Eva — Adamo ed Eva cadono e la morte entra nel mondo.

1 E IO, il Signore Iddio, parlai a Mosè, dicendo: Quel Satana al quale hai comandato nel nome del mio Unigenito, è lo stesso che fu fin dal principio ed egli venne dinanzi a me, dicendo: Eccomi, manda me, io sarò tuo figlio, e redimerò tutta l'umanità, affinché non sia perduta una sola anima, e sicuramente lo farò; dammi dunque il tuo onore.

2 Ma ecco, il mio Figlio Diletto, che era il mio Diletto e Scelto fin dal principio, mi disse: Padre, sia fatta la tua volontà, e sia tua la gloria per sempre.

3 Pertanto, per il fatto che Satana si ribellò contro di me e cercò di distruggere il libero arbitrio dell'uomo, che io, il Signore Iddio, gli avevo dato, e anche che gli dessi il mio potere, mediante il potere del mio Unigenito, feci sì che fosse gettato giù;

4 E divenne Satana, sì, proprio il diavolo, il padre di tutte le menzogne, per ingannare e accecare gli uomini, per condurli prigionieri alla sua volontà, tutti coloro che non avrebbero voluto dare ascolto alla mia voce.

5 Ed ora, il serpente era più astuto di ogni bestia dei campi che io, il Signore Iddio, avevo fatto.

6 E Satana mise in cuore al serpente (poiché ne aveva attirati molti al suo seguito), e cercò anche di ingannare Eva, poiché non conosceva il disegno di Dio; pertanto cercò di distruggere il mondo.

7 E disse alla donna: Non ha Dio detto: Non mangiate di ogni albero del giardino? (E parlava per bocca del serpente).

8 E la donna disse al serpente: Noi possiamo mangiare del frutto degli alberi del giardino,

9 Ma del frutto dell'albero che vedi in mezzo al giardino, Dio ha detto: Non mangiate, e non lo toccate, per timore di morire.

10 E il serpente disse alla donna: Per certo non morirete.

11 Poiché Dio sa che nel giorno in cui ne mangerete, allora i vostri occhi saranno aperti e voi sarete come Dei, conoscendo il bene ed il male.

12 E quando la donna vide che l'albero era buono come cibo, e che era divenuto piacevole agli occhi, e un albero desiderabile per renderla saggia, ne prese un frutto e mangiò, e ne diede anche a suo marito con lei, ed egli mangiò.

13 E gli occhi di entrambi furono aperti, e seppero di essere stati nudi. E cucirono insieme delle foglie di fico e si fecero dei grembiuli.

14 E udirono la voce del Signore Iddio, mentre camminavano nel giardino, nel fresco del giorno; e Adamo e sua moglie andarono a nascondersi dalla presenza del Signore Iddio, tra gli alberi del giardino.

15 E io, il Signore Iddio, chiamai Adamo e gli dissi: Dove vai?

16 Ed egli rispose: Ho udito la tua voce nel giardino e ho avuto paura, perché ho visto che ero nudo, e mi sono nascosto.

17 E io, il Signore Iddio, dissi ad Adamo: Chi ti ha detto che eri nudo? Hai mangiato dell'albero di cui ti comandai di non mangiare, se no per certo saresti morto?

18 E l'uomo disse: La donna che tu mi hai dato, e che comandasti che restasse con me, mi ha dato del frutto dell'albero, e io ho mangiato.

19 E io, il Signore Iddio, dissi alla donna: Cosa è questa cosa che hai fatto? E la donna disse: Il serpente mi ha ingannato, e io ho mangiato.

20 E io, il Signore Iddio, dissi al serpente: Poiché hai fatto questo, sarai maledetto più di tutti gli animali e più di ogni bestia dei campi; andrai sul tuo ventre e mangerai polvere tutti i giorni della tua vita;

21 E io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua posterità e la posterità di lei; ed egli ti ferirà la testa e tu gli ferirai il calcagno.

22 Alla donna io, il Signore Iddio, dissi: Moltiplicherò grandemente il tuo dolore e le tue gravidanze. Partorirai nel dolore, e il tuo desiderio sarà verso tuo marito, ed egli governerà su di te.

23 E ad Adamo io, il Signore Iddio, dissi: Poiché hai dato ascolto alla voce di tua moglie, e hai mangiato del frutto dell'albero riguardo al quale ti avevo comandato, dicendo: Non ne mangiare, maledetto sarà il suolo per causa tua; con dolore ne mangerai il frutto tutti i giorni della tua vita.

24 Anche spine e cardi esso ti produrrà, e tu mangerai l'erba dei campi.

25 Col sudore del tuo volto mangerai il pane, finché non tornerai alla terra, poiché per certo morirai, poiché da essa fosti preso: poiché eri polvere, e alla polvere ritornerai.

26 E Adamo chiamò sua moglie con il nome Eva, poiché ella era la madre di tutti i viventi; poiché così io, il Signore Iddio, chiamai la prima di tutte le donne, che sono molte.

27 Ad Adamo, e anche a sua moglie, io, il Signore Iddio, feci delle tuniche di pelle, e li rivestii.

28 E Io, il Signore Iddio, dissi al mio Unigenito: Ecco, l'uomo è diventato come uno di noi per conoscere il bene e il male; ed ora, per timore che stenda la mano e prenda anche dell'albero della vita, e mangi e viva in eterno,

29 Io dunque, il Signore Iddio, lo manderò fuori dal Giardino di Eden, per coltivare il suolo dal quale fu tratto;

30 Poiché come io, il Signore Iddio, vivo, così le mie parole non possono andare a vuoto; poiché, come escono dalla mia bocca, devono adempiersi.

31 Così scacciai l'uomo, e posi a oriente del Giardino di Eden dei cherubini e una spada fiammeggiante, che girava da ogni parte, per custodire la via dell'albero della vita.

32 (E queste sono le parole che dissi al mio servitore Mosè, ed esse sono vere, sì, come io voglio; e te le ho dette. Guarda di non mostrarle a nessuno, finché non te lo comandi, eccetto a coloro che credono. Amen).

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CAPITOLO 5

(Giugno–Ottobre 1830)

Adamo ed Eva generano figli — Adamo offre sacrifici e serve Dio — Nascono Caino e Abele — Caino si ribella, ama Satana più di Dio e diventa Perdizione — Si diffondono l'omicidio e la malvagità — Il vangelo viene predicato fin dal principio.

1 E AVVENNE che dopo che io, il Signore Iddio, li ebbi scacciati, Adamo cominciò a coltivare la terra e ad avere dominio su tutte le bestie dei campi, e a mangiare il pane con il sudore della sua fronte, come io, il Signore, gli avevo comandato. E anche Eva, sua moglie, lavorava con lui.

2 E Adamo conobbe sua moglie, ed ella gli partorì figli e figlie, e cominciarono a moltiplicarsi e a riempire la terra.

3 E da quel tempo in avanti i figli e le figlie di Adamo cominciarono a dividersi a due a due nel paese, a coltivare la terra, e a badare alle greggi; e anch'essi generarono figli e figlie.

4 E Adamo ed Eva, sua moglie, invocarono il nome del Signore, e udirono la voce del Signore che parlava loro dalla direzione verso il Giardino di Eden; ma non Lo videro, poiché erano esclusi dalla sua presenza.

5 Ed Egli diede loro dei comandamenti: che adorassero il Signore loro Dio, e offrissero i primogeniti dei loro greggi come offerta al Signore. E Adamo fu obbediente ai comandamenti del Signore.

6 E dopo molti giorni, un angelo del Signore apparve ad Adamo, dicendo: Perché offri dei sacrifici al Signore? E Adamo gli disse: Non so, salvo che il Signore me lo ha comandato.

7 E allora l'angelo parlò, dicendo: Ciò è a similitudine del sacrificio dell'Unigenito del Padre, che è pieno di grazia e di verità.

8 Fai dunque tutto ciò che fai nel nome del Figlio, e pentiti, e invoca Dio nel nome del Figlio, da ora e per sempre.

9 E in quel giorno scese su Adamo lo Spirito Santo, che porta testimonianza del Padre e del Figlio, dicendo: Io sono l'Unigenito del Padre fin dal principio, d'ora innanzi e per sempre, affinché, poiché sei caduto, tu possa essere redento, e tutta l'umanità, sì, tutti coloro che vorranno.

10 E in quel giorno Adamo benedisse Dio e fu riempito di Spirito, e cominciò a profetizzare riguardo a tutte le famiglie della terra, dicendo: Benedetto sia il nome di Dio, poiché a motivo della mia trasgressione i miei occhi sono aperti, e in questa vita avrò gioia, e di nuovo nella carne vedrò Dio.

11 Ed Eva, sua moglie, udì tutte queste cose e fu contenta, e disse: Se non fosse stato per la nostra trasgressione, non avremmo mai avuto una posterità e non avremmo mai conosciuto il bene e il male, e la gioia della nostra redenzione, e la vita eterna che Dio dà a tutti gli obbedienti.

12 E Adamo ed Eva benedissero il nome di Dio, e fecero conoscere ogni cosa ai loro figli e alle loro figlie.

13 E Satana venne fra loro, dicendo: Sono anch'io un figlio di Dio; e comandò loro, dicendo: Non credete; ed essi non credettero, e amarono Satana più di Dio. E da quel tempo in avanti gli uomini cominciarono ad essere carnali, sensuali e diabolici.

14 E il Signore Iddio chiamò gli uomini mediante lo Spirito Santo, ovunque, e comandò loro che dovevano pentirsi;

15 E tutti coloro che avessero creduto nel Figlio e si fossero pentiti dei loro peccati sarebbero stati salvati; e tutti coloro che non avessero creduto e non si fossero pentiti sarebbero stati dannati; e le parole uscirono dalla bocca di Dio come un fermo decreto, pertanto devono adempiersi.

16 E Adamo ed Eva, sua moglie, non cessarono di invocare Dio. E Adamo conobbe Eva, sua moglie, ed ella concepì e partorì Caino, e disse: Ho acquistato un uomo dal Signore, pertanto non potrà rigettare le sue parole. Ma ecco, Caino non dette ascolto, e disse: Chi è il Signore, che io debba conoscerlo?

17 Ed ella concepì di nuovo e partorì suo fratello Abele. E Abele dette ascolto alla voce del Signore. E Abele era un custode di pecore, mentre Caino era un lavoratore della terra.

18 E Caino amò Satana, più di Dio. E Satana gli comandò, dicendo: Fai un'offerta al Signore.

19 E dopo qualche tempo avvenne che Caino portò dai frutti della terra un'offerta al Signore.

20 E Abele portò anch'egli dei primogeniti dal suo gregge e del loro grasso. E il Signore ebbe riguardo per Abele e per la sua offerta;

21 Ma non ebbe riguardo per Caino e per la sua offerta. Ora, Satana lo seppe e ne fu compiaciuto. E Caino si adirò molto, e il suo viso ne fu abbattuto.

22 E il Signore disse a Caino: Perché sei adirato? Perché il tuo viso si è abbattuto?

23 Se fai il bene, sarai accettato. E se non fai il bene, il peccato giace alla porta, e Satana desidera averti; e a meno che tu non dia ascolto ai miei comandamenti, io ti metterò nelle sue mani, e ti sarà fatto secondo il suo desiderio. E tu governerai su di lui;

24 Poiché da questo momento in avanti tu sarai il padre delle sue menzogne; sarai chiamato Perdizione, poiché anche tu fosti prima del mondo.

25 E si dirà nei tempi a venire che queste abominazioni si ebbero da Caino, poiché egli rigettò il maggior consiglio che aveva avuto da Dio; e questa è una maledizione che io porrò su di te, eccetto che tu ti penta.

26 E Caino si adirò e non ascoltò più la voce del Signore, né Abele, suo fratello, che camminava in santità dinanzi al Signore.

27 E Adamo e sua moglie si dolsero dinanzi al Signore a causa di Caino e dei suoi fratelli.

28 E avvenne che Caino prese in moglie una delle figlie di suo fratello, e amarono Satana più di Dio.

29 E Satana disse a Caino: Giurami, per la tua gola, e se lo dirai morirai; fai giurare i tuoi fratelli, sulla loro testa e sul Dio vivente, affinché non lo dicano; poiché se lo diranno di certo moriranno; e ciò affinché tuo padre non lo sappia; e in questo giorno io metterò tuo fratello Abele nelle tue mani.

30 E Satana giurò a Caino che avrebbe fatto secondo i suoi comandi. E tutte queste cose furono fatte in segreto.

31 E Caino disse: Davvero io sono Mahan, il padrone di questo gran segreto, di poter uccidere e ottenere guadagno. Pertanto Caino fu chiamato Mastro Mahan, ed esultò della sua iniquità.

32 E Caino andò nei campi; e Caino parlò con Abele, suo fratello. E avvenne che mentre erano nei campi, Caino si levò contro Abele, suo fratello, e lo uccise.

33 E Caino esultò di ciò che aveva fatto, dicendo: Sono libero; certamente le greggi di mio fratello cadranno nelle mie mani.

34 E il Signore disse a Caino: Dov'è Abele, tuo fratello? Ed egli disse: Non so. Sono io il guardiano di mio fratello?

35 E il Signore disse: Cosa hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dalla terra.

36 Ed ora sarai maledetto dalla terra, che ha aperto la sua bocca per ricevere il sangue di tuo fratello dalla tua mano.

37 Quando coltiverai il suolo, esso non ti darà d'ora in avanti la sua forza. Sarai un fuggiasco e un vagabondo sulla terra.

38 E Caino disse al Signore: Satana mi ha tentato a causa delle greggi di mio fratello. Ed ero anche adirato, perché hai accettato la sua offerta e la mia no; la mia punizione è più grande di quanto possa sopportare.

39 Ecco, tu mi hai scacciato in questo giorno dalla faccia del Signore, e dalla tua faccia sarò tenuto nascosto; e sarò un fuggiasco e un vagabondo sulla terra; e avverrà che chiunque mi troverà mi ucciderà, a causa delle mie iniquità, poiché queste cose non sono celate al Signore.

40 E io, il Signore, gli dissi: Chiunque ti ucciderà, su di lui cadrà la vendetta sette volte. E io, il Signore, misi un segno su Caino, per timore che qualcuno, trovandolo, lo uccidesse.

41 E Caino fu escluso dalla presenza del Signore, e dimorò con sua moglie e molti dei suoi fratelli nella terra di Nod, a oriente di Eden.

42 E Caino conobbe sua moglie, ed ella concepì e partorì Enoc, e generò anche molti figli e figlie. E costruì una città, e la chiamò col nome di suo figlio, Enoc.

43 E ad Enoc nacque Irad, e altri figli e figlie. E Irad generò Mehujael e altri figli e figlie. E Mehujael generò Methushael, e altri figli e figlie. E Methushael generò Lamec.

44 E Lamec si prese due mogli: il nome di una era Ada, e il nome dell'altra, Zilla.

45 E Ada partorì Jabal; egli fu il padre di coloro che dimorano nelle tende, e erano custodi di bestiame; e il nome di suo fratello era Jubal, che fu il padre di tutti coloro che suonano l'arpa e il flauto.

46 E Zilla partorì anch'essa Tubal-cain, maestro di tutti gli artigiani del bronzo e del ferro. E la sorella di Tubal-cain fu chiamata Naama.

47 E Lamec disse alle sue mogli, Ada e Zilla: Ascoltate la mia voce, voi, mogli di Lamec; date ascolto al mio dire, poiché ho ucciso un uomo per essere ferito, e un giovane per essere colpito.

48 Se Caino sarà vendicato sette volte, davvero Lamec lo sarà settantasette volte;

49 Poiché Lamec era entrato in alleanza con Satana secondo la maniera di Caino, per la quale era divenuto Mastro Mahan, padrone di quel gran segreto che era stato dato a Caino da Satana; e Irad, figlio di Enoc, avendo conosciuto il loro segreto, cominciò a rivelarlo ai figli di Adamo.

50 Pertanto Lamec, essendo in collera, lo uccise, non come Caino con suo fratello Abele, allo scopo di ottenere guadagno, ma lo uccise a causa del giuramento.

51 Poiché, dai giorni di Caino vi era una associazione segreta, e le loro opere erano nell'oscurità, e ogni uomo conosceva suo fratello.

52 Pertanto il Signore maledisse Lamec e la sua casa, e tutti quelli che avevano fatto alleanza con Satana, poiché essi non rispettavano i comandamenti di Dio, ed essa dispiaceva a Dio; ed Egli non si manifestò più a loro, e le loro opere erano delle abominazioni e cominciarono a diffondersi fra tutti i figli degli uomini. Ed essa era tra i figli degli uomini.

53 E fra le figlie degli uomini non si parlava di queste cose, per il fatto che Lamec aveva parlato del segreto alle sue mogli, ed esse si erano ribellate contro di lui e avevano proclamato in giro queste cose e non avevano avuto compassione;

54 Pertanto Lamec fu disprezzato e scacciato, e non venne tra i figli degli uomini, per timore di morire.

55 E così le opere delle tenebre cominciarono a prevalere fra tutti i figli degli uomini.

56 E Dio maledisse la terra con una grave maledizione, e fu in collera con i malvagi, con tutti i figli degli uomini che Egli aveva fatto.

57 Poiché non volevano dare ascolto alla Sua voce, né credere nel suo Figlio Unigenito, sì, in colui che egli aveva proclamato che sarebbe venuto nel meridiano dei tempi, e che era preparato fin da prima della fondazione del mondo.

58 E così il Vangelo cominciò ad essere predicato, fin dal principio, essendo proclamato mediante santi angeli mandati dalla presenza di Dio, e mediante la sua propria voce e mediante il dono dello Spirito Santo.

59 E così tutte le cose furono confermate ad Adamo mediante una santa ordinanza, e il Vangelo fu predicato, e un decreto fu emanato che esso sarebbe stato nel mondo, fino alla sua fine. E così fu. Amen.

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CAPITOLO 6

(Novembre–Dicembre 1830)

La posterità di Adamo tiene un libro di memorie — La sua progenie giusta predica il pentimento — Dio si rivela ad Enoc — Enoc predica il vangelo — Il piano di salvezza fu rivelato ad Adamo — Egli ricevette il battesimo e il sacerdozio.

1 E ADAMO dette ascolto alla voce di Dio, e chiamò i suoi figli a pentirsi.

2 E Adamo conobbe di nuovo sua moglie, ed ella partorì un figlio, e lo chiamò con il nome Seth. E Adamo glorificò il nome di Dio, poiché disse: Dio mi ha assegnato un altro seme al posto di Abele che Caino uccise.

3 E Dio si rivelò a Seth, ed egli non si ribellò, ma offerse un sacrificio accettabile, come suo fratello Abele. E anche a lui nacque un figlio, e lo chiamò con il nome Enosh.

4 E allora questi uomini cominciarono a invocare il nome del Signore, e il Signore li benedisse;

5 5 E fu tenuto un libro di memorie, in cui si scriveva nella lingua di Adamo, poiché era accordato a quanti invocavano Dio di scrivere mediante lo spirito di ispirazione;

6 E da essi i loro figli furono istruiti a leggere e scrivere, e avevano un linguaggio che era puro ed incorrotto.

7 Ora, questo stesso Sacerdozio che era nel principio sarà anche alla fine del mondo.

8 Ora, questa profezia la pronunciò Adamo mentre era sospinto dallo Spirito Santo, e fu tenuta una genealogia dei figli di Dio. E questa era il libro delle generazioni di Adamo, che dice: Nel giorno in cui Dio creò l'uomo, lo fece a somiglianza di Dio;

9 Ad immagine del suo proprio corpo, maschio e femmina, li creò, e li benedisse, e li chiamò con il nome Adamo, nel giorno in cui furono creati e divennero anime viventi nel paese sullo sgabello dei piedi di Dio.

10 E Adamo visse centotrenta anni e generò un figlio a sua somiglianza, secondo la sua immagine, e lo chiamò con il nome Seth.

11 E i giorni di Adamo, dopo che ebbe generato Seth, furono ottocento anni, ed egli generò molti figli e figlie:

12 E tutti i giorni che Adamo visse furono novecentotrenta anni, e morì.

13 Seth visse centocinque anni e generò Enosh, e profetizzò per tutti i suoi giorni, ed istruì suo figlio Enosh nelle vie di Dio; pertanto anche Enosh profetizzò.

14 E Seth visse, dopo che ebbe generato Enosh, ottocentosette anni, e generò molti figli e figlie.

15 E i figlioli degli uomini erano numerosi su tutta la faccia del paese. E in quei giorni Satana aveva un grande dominio fra gli uomini, e imperversava nel loro cuore; e da allora in poi vennero guerre e spargimenti di sangue, e la mano dell'uomo era contro il suo stesso fratello nel dare la morte, a causa delle opere segrete, alla ricerca del potere.

16 Tutti i giorni di Seth furono novecentododici anni, e morì.

17 Ed Enosh visse novant'anni e generò Kenan. Ed Enosh e il resto del popolo di Dio uscirono dal paese che era chiamato Shulon e dimorarono in una terra di promessa, che egli chiamò come suo figlio, che aveva chiamato Kenan.

18 Ed Enosh visse, dopo che ebbe generato Kenan, ottocentoquindici anni, e generò molti figli e figlie. E tutti i giorni di Enosh furono novecentocinque anni, e morì.

19 E Kenan visse settant'anni e generò Mahalaleel; e Kenan visse, dopo che ebbe generato Mahalaleel, ottocentoquarant'anni e generò figli e figlie. E tutti i giorni di Kenan furono novecentodieci anni, e morì.

20 E Mahalaleel visse sessantacinque anni e generò Jared; e Mahalaleel visse, dopo che ebbe generato Jared, ottocentotrenta anni, e generò figlie e figlie. E tutti i giorni di Mahalaleel furono ottocentonovantacinque anni, e morì.

21 E Jared visse centosessantadue anni e generò Enoc; e Jared visse, dopo che ebbe generato Enoc, ottocento anni, e generò figli e figlie. E Jared istruì Enoc in tutte le vie di Dio.

22 E questa è la genealogia dei figli di Adamo, che era figlio di Dio, con il quale Dio stesso conversò.

23 Ed essi erano predicatori di rettitudine, e parlavano e profetizzavano, e chiamavano tutti gli uomini, ovunque, a pentirsi; e la fede veniva insegnata ai figlioli degli uomini.

24 E avvenne che tutti i giorni di Jared furono novecentosessantadue anni, e morì.

25 Ed Enoc visse sessantacinque anni e generò Methushelah.

26 E avvenne che Enoc viaggiò nel paese, fra il popolo; e mentre viaggiava, lo Spirito di Dio discese dal cielo, e stette su di lui.

27 Ed egli udì una voce dal cielo, che diceva: Enoc, figlio mio, profetizza a questo popolo e di' loro: Pentitevi, poiché così dice il Signore: Io sono in collera contro questo popolo, e la mia ardente collera è accesa contro di loro; poiché il loro cuore si è indurito e le loro orecchie sono tarde ad udire e i loro occhi non possono vedere lontano;

28 E per queste molte generazioni, fin dal giorno in cui li creai, essi si sono sviati e mi hanno rinnegato, e hanno cercato il loro proprio consiglio nell'oscurità; e nelle loro abominazioni hanno escogitato omicidi, e non hanno rispettato i comandamenti che io ho dato al loro padre, Adamo.

29 Pertanto, si sono resi spergiuri, e con i loro giuramenti hanno portato su di sé la morte; e ho preparato per loro un inferno, se non si pentono.

30 E questo è un decreto che ho emanato al principio del mondo dalla mia propria bocca, fin dalla sua fondazione, per bocca dei miei servitori, i tuoi padri, io l'ho decretato, sì, così come sarà mandato nel mondo, fino alle sue estremità.

31 E quando Enoc ebbe udito queste parole, si prostrò a terra dinanzi al Signore, e parlò dinanzi al Signore, dicendo: Come è che io ho trovato favore ai tuoi occhi, e non sono che un ragazzo e tutte le persone mi odiano, perché sono lento nel parlare; perché dunque sono tuo servitore?

32 E Il Signore disse ad Enoc: Va', e fa come ti ho comandato, e nessuno ti trafiggerà. Apri la bocca ed essa sarà riempita, e ti darò di esprimerti, poiché ogni carne è nelle mie mani e io farò come mi sembra bene.

33 Di' a questo popolo: Scegliete oggi di servire il Signore Iddio che vi ha fatto.

34 Ecco, il mio spirito è su di te, pertanto giustificherò tutte le tue parole; e le montagne fuggiranno dinanzi a te, e i fiumi devieranno dal loro corso; e tu dimorerai in me e io in te; cammina dunque con me.

35 E il Signore parlò ad Enoc, e gli disse: Ungi i tuoi occhi con l'argilla e lavali, e tu vedrai. Ed egli fece così.

36 Ed egli vide gli spiriti che Dio aveva creato; e vide anche cose che non erano visibili all'occhio naturale; e da quel momento in avanti venne il detto ovunque nel paese: Il Signore ha suscitato un veggente al suo popolo.

37 E avvenne che Enoc uscì nel paese, fra il popolo, stando sulle colline e sulle alture, e gridava a voce alta, attestando contro le loro opere; e tutti gli uomini si offesero a causa sua.

38 Ed essi uscirono per udirlo, sulle alture, e dissero ai guardiani delle tende: Rimanete qui e custodite le tende mentre andiamo laggiù a vedere il veggente, poiché egli profetizza, e c'è una cosa strana nel paese: un uomo selvaggio e venuto fra noi.

39 E avvenne che quando l'udirono, nessuno mise le mani su di lui; poiché un timore venne su tutti coloro che l'udirono; poiché egli camminava con Dio.

40 E venne a lui un uomo, il cui nome era Mahijah, e gli disse: Dicci chiaramente chi sei, e da dove vieni?

41 Ed egli disse loro: Sono uscito dal paese di Kenan, la terra dei miei padri, una terra di rettitudine fino ad oggi. E mio padre mi ha istruito in tutte le vie di Dio.

42 E avvenne che mentre viaggiavo dal paese di Kenan, lungo il mare a oriente, ebbi una visione; ed ecco, io vidi i cieli, e il Signore parlò con me e mi diede un comandamento; pertanto, per questa ragione, per rispettare il comandamento, pronuncio queste parole.

43 Ed Enoc continuò il suo discorso, dicendo: Il Signore che parlò con me è il Dio del cielo, ed è il mio Dio ed il vostro Dio, e voi siete miei fratelli; e perché vi consigliate da voi stessi e rinnegate il Dio del cielo?

44 Egli ha fatto i cieli; la terra è lo sgabello dei suoi piedi, e sue sono le fondamenta d'essa. Ecco, Egli le ha poste, e ha portato una schiera di uomini sulla faccia di essa.

45 Ed è giunta la morte sui nostri padri; nondimeno noi li conosciamo, e non possiamo negarlo, e conosciamo anche il primo di tutti, sì, Adamo.

46 Poiché abbiamo scritto un libro di memorie fra noi, secondo il modello dato dal dito di Dio; ed è dato nella nostra lingua.

47 E mentre Enoc pronunciava le parole di Dio, il popolo tremò e non poté stare in sua presenza.

48 Ed egli disse loro: Per il fatto che Adamo cadde, noi siamo; e mediante la sua caduta venne la morte, e noi siamo resi partecipi di infelicità e di guai.

49 Ecco, Satana è venuto fra i figlioli degli uomini e li tenta ad adorarlo, e gli uomini sono divenuti carnali, sensuali e diabolici, e sono esclusi dalla presenza di Dio.

50 Ma Dio ha fatto sapere ai nostri padri che tutti gli uomini devono pentirsi.

51 E chiamò il nostro padre Adamo con la sua proprio voce, dicendo: Io sono Dio; io ho fatto il mondo, e gli uomini prima che fossero nella carne.

52 E gli disse anche: Se vorrai volgerti a me e dare ascolto alla mia voce, e credere e pentirti di tutte le tue trasgressioni, ed essere battezzato, sì, nell'acqua, nel nome del mio Figlio Unigenito, che è pieno di grazia e di verità, che è Gesù Cristo, il solo nome che sarà dato sotto il cielo, mediante il quale la salvezza verrà ai figlioli degli uomini, riceverai il dono dello Spirito Santo; e chiederai ogni cosa nel suo nome, e qualsiasi cosa chiederai ti sarà data.

53 E nostro padre Adamo parlò al Signore, e disse: Com'è che gli uomini devono pentirsi ed essere battezzati nell'acqua? E il Signore disse ad Adamo: Ecco, io ti ho perdonato la tua trasgressione nel giardino di Eden.

54 Di qui venne il detto, diffuso fra il popolo, che il Figlio di Dio ha espiato per la colpa originale, per cui i peccati dei genitori non possono ricadere sulla testa dei figli, poiché questi sono puri fin dalla fondazione del mondo.

55 E il Signore parlò ad Adamo, dicendo: Dato che i tuoi figli sono concepiti nel peccato, così, quando cominciano a crescere, il peccato concepisce nel loro cuore, ed essi assaporano l'amaro, affinché sappiano apprezzare il bene.

56 Ed è dato loro di distinguere il bene dal male, pertanto agiscono in piena libertà, e io ti ho dato un'altra legge e un altro comandamento.

57 Insegnalo dunque ai tuoi figli, che tutti gli uomini, ovunque, devono pentirsi, o non possono in alcun modo ereditare il regno di Dio, poiché nessuna cosa impura può dimorarvi, ossia dimorare in sua presenza; poiché, nella lingua di Adamo, Uomo di Santità è il suo nome, e il nome del suo Unigenito è il Figlio dell'Uomo, sì, Gesù Cristo, un Giudice giusto che verrà nel meridiano dei tempi.

58 Perciò ti do un comandamento, di insegnare liberamente queste cose ai tuoi figli, dicendo:

59 Che per via della trasgressione viene la caduta, caduta che porta la morte; e dato che nasceste nel mondo mediante l'acqua, e il sangue, e lo spirito, che io ho fatto, e così diveniste dalla polvere un'anima vivente, proprio così dovete nascere di nuovo nel regno del cielo, di acqua e di Spirito, ed essere purificati mediante il sangue, sì, il sangue del mio Unigenito, affinché possiate essere santificati da ogni peccato e godere delle parole di vita eterna in questo mondo, e della vita eterna nel mondo a venire, sì, di gloria immortale;

60 Poiché mediante l'acqua rispettate il comandamento, mediante lo Spirito siete giustificati e mediante il sangue siete santificati;

61 Perciò esso è dato per dimorare in voi; la testimonianza del cielo; il Consolatore; le cose pacifiche di gloria immortale; la verità di ogni cosa; ciò che vivifica ogni cosa, che rende viva ogni cosa; ciò che conosce ogni cosa e ha ogni potere secondo la saggezza, la misericordia, la verità, la giustizia e il giudizio.

62 Ed ora ecco, io ti dico: Questo è il piano di salvezza per tutti gli uomini, tramite il sangue del mio Unigenito che verrà nel meridiano dei tempi.

63 Ed ecco, tutte le cose hanno la loro somiglianza, e tutte le cose sono create e fatte per portare testimonianza di me, sia le cose che sono materiali che le cose che sono spirituali; le cose che sono in alto nei cieli, e le cose che sono sulla terra, e le cose che sono nella terra, e le cose che sono sotto terra, sia sopra che sotto: tutte le cose portano testimonianza di me.

64 E avvenne, quando il Signore ebbe parlato con Adamo, nostro padre, che Adamo gridò al Signore, e fu portato via dallo Spirito del Signore, fu immerso nell'acqua, fu steso sott'acqua e fu portato fuori dall'acqua.

65 E così egli fu battezzato e lo Spirito di Dio scese su di lui, e così nacque dallo Spirito e fu vivificato nell'uomo interiore.

66 Ed egli udì una voce dal cielo che diceva: Tu sei battezzato con il fuoco e con lo Spirito Santo. Questa è la testimonianza del Padre, e del Figlio, d'ora in avanti e per sempre;

67 E tu sei secondo l'ordine di colui che era senza principio di giorni o fine d'anni, da tutta l'eternità a tutta l'eternità.

68 Ecco, tu sei uno in me, un figlio di Dio; e così tutti possono divenire miei figli. Amen.

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CAPITOLO 7

(Dicembre 1830)

Enoc insegna, guida il popolo e muove le montagne — Viene stabilita la Città di Sion — Enoc prevede la venuta del Figlio dell'Uomo, il suo sacrificio espiatorio, e la risurrezione dei santi — Egli prevede la Restaurazione, il raduno, la Seconda Venuta e il ritorno di Sion.

1 E AVVENNE che Enoc continuò il suo discorso, dicendo: Ecco, nostro padre Adamo insegnò queste cose, e molti hanno creduto e sono diventati i figli di Dio, e molti non hanno creduto e sono periti nei loro peccati e attendono con timore, nel tormento, che si riversi su di loro l'ardente indignazione dell'ira di Dio.

2 E da quel tempo in avanti Enoc cominciò a profetizzare, dicendo questo al popolo: Mentre stavo viaggiando e stavo nel luogo Mahuja, e gridavo al Signore, venne una voce dal cielo che disse: Voltati e recati sul monte Simeone.

3 E avvenne che mi voltai e salii sul monte; e mentre stavo sul monte, vidi i cieli aperti e fui rivestito di gloria;

4 E vidi il Signore; ed egli stette dinanzi al mio volto e conversò con me, sì, come un uomo conversa con l'altro, faccia a faccia; ed egli mi disse: Guarda, e io ti mostrerò il mondo per lo spazio di molte generazioni.

5 E avvenne che io guardai nella valle di Shum, ed ecco, un grande popolo che dimorava in tende, che era il popolo di Shum.

6 E di nuovo il Signore mi disse: Guarda; e io guardai verso il nord, e vidi il popolo di Canaan, che dimorava in tende.

7 Ed il Signore mi disse: Profetizza; e io profetizzai, dicendo: Ecco, il popolo di Canaan, che è numeroso, avanzerà in assetto di battaglia contro il popolo di Shum e lo sterminerà, cosicché sarà completamente distrutto; e il popolo di Canaan si dividerà nel paese e il paese sarà sterile e infruttifero, e nessun altro popolo vi abiterà se non il popolo di Canaan;

8 Poiché ecco, il Signore maledirà il paese con un gran calore, e la sua sterilità durerà per sempre; e un colore nero venne su tutti i figli di Canaan cosicché furono disprezzati fra tutti i popoli.

9 E avvenne che il Signore mi disse: Guarda; e io guardai e vidi la terra di Sharon, e la terra di Enoc, e la terra di Omner, e la terra di Heni, e la terra di Shem, e la terra di Haner, e la terra di Hananniha e tutti i loro abitanti;

10 E il Signore mi disse: Va' da questi popoli e di' loro: Pentitevi; per timore che io esca e li colpisca con una maledizione, ed essi muoiano.

11 E mi dette un comandamento, che io battezzassi nel nome del Padre, e del Figlio, che è pieno di grazia e di verità, e dello Spirito Santo, che porta testimonianza del Padre e del Figlio.

12 E avvenne che Enoc continuò a chiamare tutti i popoli, salvo il popolo di Canaan, a pentirsi;

13 E così grande era la sua fede, che egli guidò il popolo di Dio; e i loro nemici vennero a combattere contro di loro; ed egli pronunciò la parola del Signore, e la terra tremò e le montagne fuggirono, sì, secondo il suo comando; e i fiumi d'acqua furono stornati dal loro corso; e il ruggito dei leoni fu udito dal deserto, e tutte le nazioni temettero grandemente, tanto era possente la parola di Enoc e tanto grande era il potere del linguaggio che Dio gli aveva dato.

14 Sorse anche una terra dalle profondità del mare, e così grande fu il timore dei nemici del popolo di Dio che fuggirono e stettero lontani, e andarono sulla terra che era sorta dalle profondità del mare.

15 E anche i giganti del paese stettero lontano; e venne una maledizione su tutti i popoli che combattevano contro Dio;

16 E da quel tempo in avanti vi furono fra loro guerre e spargimenti di sangue; ma il Signore venne e dimorò col Suo popolo, ed essi dimorarono in rettitudine.

17 Il timore del Signore era su tutte le nazioni, tanto grande era la gloria del Signore che era sul Suo popolo. E il Signore benedisse il paese, ed essi furono benedetti sulle montagne e sulle alture, e fiorirono.

18 E il Signore chiamò il suo popolo SION, perché erano di un solo cuore e di una sola mente, e dimoravano in rettitudine; e non vi erano poveri fra essi.

19 Ed Enoc continuò a predicare in rettitudine al popolo di Dio. E avvenne, ai suoi giorni, che egli fondò una città che fu chiamata Città di Santità, cioè SION.

20 E avvenne che Enoc parlò con il Signore, e disse al Signore: Per certo Sion dimorerà in sicurezza per sempre. Ma il Signore disse ad Enoc: Sion, l'ho benedetta, ma il resto del popolo l'ho maledetto.

21 E avvenne che il Signore mostrò ad Enoc tutti gli abitanti della terra; ed egli guardò, ed ecco, Sion dopo qualche tempo fu assunta in cielo. E il Signore disse ad Enoc: Ecco la mia dimora per sempre.

22 Ed Enoc vide anche il resto dei popoli, che erano i figli di Adamo; ed erano un miscuglio di tutta la posterità di Adamo, salvo la posterità di Caino, poiché la posterità di Caino era nera, e non aveva posto fra loro.

23 E dopo che Sion fu assunta in cielo, Enoc guardò, ed ecco, tutte le nazioni della terra erano dinanzi a lui;

24 E vennero generazioni su generazioni; ed Enoc era in alto e sollevato, sì, nel seno del Padre e del Figlio dell'Uomo; ed ecco, il potere di Satana era su tutta la faccia della terra.

25 E vide degli angeli che scendevano dal cielo; e udì una voce forte, che diceva: Guai, guai agli abitanti della terra.

26 E vide Satana; e aveva una grande catena in mano, ed essa velava di tenebre l'intera faccia della terra; ed egli guardò in su e rise, e i suoi angeli gioirono.

27 Ed Enoc vide degli angeli che scendevano dal cielo, e portavano testimonianza del Padre e del Figlio; e lo Spirito Santo cadde su molti, ed essi furono portati su dai poteri del cielo, in Sion.

28 E avvenne che il Dio del cielo guardò il resto del popolo e pianse; ed Enoc ne portò testimonianza, dicendo: Come è possibile che i cieli piangano e versino le loro lacrime come la pioggia sulle montagne?

29 Ed Enoc disse al Signore: Come è possibile che tu possa piangere, visto che sei santo, e da tutta l'eternità a tutta l'eternità?

30 E se fosse possibile che l'uomo potesse contare le particelle della terra, e i milioni di terre come questa, non sarebbe neppure il principio del numero delle tue creazioni; e le tue cortine sono ancora distese; e tuttavia tu sei là, e il tuo seno è là; e anche sei giusto, sei misericordioso e benevolo per sempre.

31 E hai preso Sion nel tuo seno, da tutte le tue creazioni, da tutta l'eternità a tutta l'eternità; e nulla, se non la pace, la giustizia e la verità, sono la dimora del tuo trono; e la misericordia andrà dinanzi al tuo volto e non avrà fine; come è possibile che tu possa piangere?

32 Il Signore disse ad Enoc: Guarda questi tuoi fratelli; sono l'opera della mie mani, e io diedi loro la conoscenza che hanno, nel giorno in cui li creai; e nel Giardino di Eden diedi all'uomo il suo libero arbitrio;

33 E ai tuoi fratelli ho detto, e ho dato anche un comandamento, che si amassero l'un l'altro e che scegliessero me, loro Padre; ma ecco, sono senza affezione e odiano il loro stesso sangue;

34 E il fuoco della mia indignazione è acceso contro di loro; e nel mio bruciante dispiacere manderò su di loro il diluvio, poiché la mia collera ardente è accesa contro di loro.

35 Ecco, io sono Dio; Uomo di Santità è il mio nome; Uomo di Consiglio è il mio nome; e Infinito ed Eterno è anche il mio nome.

36 Pertanto, posso stendere le mani e tenere tutte le creazioni che ho fatto; e anche i miei occhi possono penetrarle, e fra tutte le opere delle mie mani non v'è mai stata malvagità così grande come fra i tuoi fratelli.

37 Ma ecco, i loro peccati saranno sul capo dei loro padri; Satana sarà loro padre e l'infelicità sarà la loro sorte; e il cielo intero piangerà su di loro, sì, tutta l'opera delle mie mani: non piangeranno dunque i cieli, vedendo che questi dovranno soffrire?

38 Ma ecco, questi sui quali stanno i tuoi occhi, periranno nel diluvio; ed ecco, io li rinchiuderò; ho preparato una prigione per loro.

39 E colui che ho scelto ha interceduto dinanzi al mio volto. Pertanto, egli soffre per i loro peccati; nella misura in cui si pentiranno nel giorno in cui il mio Eletto ritornerà a me, e fino a quel giorno essi rimarranno nei tormenti;

40 Pertanto, è per questo che i cieli piangeranno, sì, e tutte le opere delle mie mani.

41 E avvenne che il Signore parlò ad Enoc e narrò ad Enoc tutte le azioni dei figlioli degli uomini; pertanto Enoc conobbe e vide la loro malvagità e la loro infelicità, e pianse, e stese le braccia, e il suo cuore si gonfiò, vasto come l'eternità; e le sue viscere si impietosirono e tutta l'eternità fu scossa.

42 Ed Enoc vide anche Noè e la sua famiglia; e vide che la posterità di tutti i figli di Noè sarebbe stata salvata con una salvezza materiale;

43 Enoc vide dunque che Noè costruì un'arca; e che il Signore sorrise su di essa e la tenne nella Sua mano; ma sul resto dei malvagi venne il diluvio e li inghiottì.

44 E quando Enoc vide ciò, ebbe amarezza nell'anima e pianse sui suoi fratelli, e disse ai cieli: Rifiuterò d'essere consolato; ma il Signore disse ad Enoc: Rincuorati e sii contento; e guarda.

45 E avvenne che Enoc guardò; e dopo Noè, vide tutte le famiglie della terra; e gridò al Signore, dicendo: Quando verrà il giorno del Signore? Quando sarà versato il sangue del Giusto, affinché tutti coloro che piangono possano essere santificati e avere vita eterna?

46 E il Signore disse: Sarà nel meridiano dei tempi, nei giorni della malvagità e della vendetta.

47 Ed ecco, Enoc vide il giorno della venuta del Figlio dell'Uomo, sì, nella carne; e la sua anima gioì e disse: Il Giusto è elevato e l'Agnello è immolato fin dalla fondazione del mondo; e tramite la fede io sono nel seno del Padre; ed ecco, Sion è con me.

48 E avvenne che Enoc guardò verso la terra; e udì una voce dalle viscere d'essa, che diceva: Guai, guai a me, madre degli uomini; sono afflitta, sono esausta, a causa della malvagità dei miei figlioli. Quando mi riposerò e sarò purificata dalla sozzura che è uscita da me? Quando il mio Creatore mi santificherà, affinché io possa riposarmi e la rettitudine, per una stagione, dimori sulla mia faccia?

49 E quando Enoc udì la terra gemere, pianse e gridò al Signore, dicendo: O Signore, non avrai compassione della terra? Non benedirai i figlioli di Noè?

50 E avvenne che Enoc continuò il suo grido al Signore, dicendo: Ti chiedo, o Signore, nel nome del tuo Unigenito, sì, Gesù Cristo, che tu abbia misericordia di Noè e della sua posterità, affinché la terra non sia mai più coperta dal diluvio.

51 E il Signore non poté rifiutare; e fece una alleanza con Enoc, e gli giurò solennemente che avrebbe fermato il diluvio; che avrebbe chiamato i figlioli di Noè.

52 Ed emanò un decreto inalterabile, che un resto della sua posterità sarebbe stato sempre trovato fra tutte le nazioni, finché sarebbe durata la terra;

53 E il Signore disse: Beato colui tramite il cui seme nascerà il Messia; poiché, Egli disse: Io sono il Messia, il Re di Sion, la Roccia del Cielo che è vasta come l'eternità; chiunque entra dalla porta e sale mediante me non cadrà mai; beati dunque coloro di cui ho parlato, poiché verranno con canti di gioia eterna.

54 E avvenne che Enoc gridò al Signore, dicendo: Quando il Figlio dell'Uomo verrà nella carne, si riposerà la terra? Ti prego, mostrami queste cose.

55 E il Signore disse ad Enoc: Guarda; ed egli guardò e vide il Figlio dell'Uomo innalzato sulla croce, alla maniera degli uomini;

56 E udì una forte voce; e i cieli si velarono, e tutte le creazioni di Dio piansero, e la terra gemette, e le rocce si spaccarono; e i santi risorsero e furono incoronati alla destra del Figlio dell'Uomo con corone di gloria;

57 E tutti gli spiriti che erano in prigione uscirono e stettero alla destra di Dio; e i rimanenti furono serbati in catene di tenebra fino al giudizio del grande giorno.

58 E di nuovo Enoc pianse e gridò al Signore, dicendo: Quando si riposerà la terra?

59 Ed Enoc vide il Figlio dell'Uomo ascendere al Padre; e invocò il Signore, dicendo: Non verrai tu di nuovo sulla terra? Dal momento che sei Dio, e io Ti conosco, e mi hai prestato giuramento, e mi hai comandato di chiedere nel nome del tuo Unigenito; tu mi hai fatto e mi hai dato un diritto al tuo trono, e non da me stesso ma tramite la tua grazia; ti chiedo dunque se non verrai di nuovo sulla terra.

60 E il Signore disse ad Enoc: Come io vivo, così verrò negli ultimi giorni, nei giorni della malvagità e della vendetta, per adempiere al giuramento che ti ho fatto riguardo ai figlioli di Noè;

61 E verrà il giorno in cui la terra si riposerà; ma prima di quel giorno i cieli saranno oscurati e un velo di tenebre coprirà la terra; e i cieli tremeranno, e anche la terra; e grandi tribolazioni saranno fra i figlioli degli uomini; ma il mio popolo, lo preserverò;

62 E manderò la giustizia dal cielo, e farò uscire la verità dalla terra, per portare testimonianza del mio Unigenito, della Sua risurrezione dai morti, sì, ed anche della risurrezione di tutti gli uomini; e farò si che la giustizia e la verità spazzino la terra come con un diluvio, per raccogliere i miei eletti dai quattro canti della terra in un luogo che Io preparerò, una Città Santa, affinché il mio popolo possa cingersi i lombi ed attendere il tempo della mia venuta, poiché là sarà il mio tabernacolo e sarà chiamata Sion, una Nuova Gerusalemme.

63 E il Signore disse ad Enoc: Allora tu e tutta la tua città li incontrerete là, e noi li riceveremo nel nostro seno, ed essi ci vedranno; e getteremo loro le braccia al collo e ci getteranno le braccia al collo e ci baceremo l'un l'altro;

64 E là sarà la mia dimora; e sarà Sion, che uscirà da tutte le creazioni che ho fatto; e per lo spazio di mille anni la terra si riposerà.

65 E avvenne che Enoc vide il giorno della venuta del Figlio dell'Uomo negli ultimi giorni, per dimorare sulla terra in rettitudine per lo spazio di mille anni;

66 Ma prima di quel giorno vide grandi tribolazioni fra i malvagi; e vide anche il mare, che era in tumulto, e il cuore degli uomini che veniva loro meno, attendendo con timore i giudizi dell'Onnipotente Iddio che si sarebbero abbattuti sui malvagi.

67 E il Signore mostrò ad Enoc ogni cosa, sì, fino alla fine del mondo, ed egli vide il giorno dei giusti, e l'ora della loro redenzione; e ricevette una pienezza di gioia;

68 E tutti i giorni di Sion, durante i giorni di Enoc, furono trecentosessantacinque anni.

69 Ed Enoc e tutto il suo popolo camminarono con Dio; ed Egli dimorò in mezzo a Sion; e avvenne che Sion non fu più, poiché Dio la ricevette nel Suo seno; e da allora si sparse il detto: SION È FUGGITA.

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CAPITOLO 8

(Febbraio 1831)

Methushelah profetizza — Noè e i suoi figli predicano il vangelo — Prevale una grande malvagità — L'invito al pentimento viene ignorato — Dio decreta la distruzione di ogni carne mediante il diluvio.

1 E TUTTI i giorni di Enoc furono quattrocentotrenta anni.

2 E avvenne che Methushelah, il figlio di Enoc, non fu preso, affinché potessero adempiersi le alleanze che il Signore aveva fatto con Enoc; poiché aveva veramente fatto alleanza con Enoc che Noè sarebbe stato dal frutto dei suoi lombi.

3 E avvenne che Methushelah profetizzò che dai suoi lombi sarebbero scaturiti tutti i regni della terra (tramite Noè), e ne trasse gloria a sé stesso.

4 E sopravvenne una grande carestia nel paese, e il Signore maledisse la terra di una grave maledizione, e molti dei suoi abitanti morirono.

5 E avvenne che Methushelah visse centottantasette anni e generò Lamec;

6 E Methushelah visse, dopo che ebbe generato Lamec, settecentottantadue anni e generò figli e figlie;

7 E tutti i giorni di Methushelah furono novecentosessantanove anni, e morì.

8 E Lamec visse cent'ottantadue anni e generò un figlio,

9 E lo chiamò con il nome Noè, dicendo: Questo figlio ci consolerà riguardo alla nostra opera e alla fatica delle nostre mani, a causa del suolo che il Signore ha maledetto.

10 E Lamec visse, dopo che ebbe generato Noè, cinquecentonovantacinque anni, e generò figli e figlie;

11 E tutti i giorni di Lamec furono settecentosettantasette anni, e morì.

12 E Noè aveva quattrocentocinquant'anni, e generò Jafet; e quarantadue anni dopo generò Shem, da colei che era la madre di Jafet, e quando aveva cinquecento anni generò Cam.

13 E Noè e i suoi figli dettero ascolto al Signore e prestarono attenzione, e furono chiamati i figli di Dio.

14 E quando questi uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla faccia della terra, e nacquero loro delle figlie, i figli degli uomini videro che queste figlie erano belle e le presero in moglie, sì, come scelsero.

15 E il Signore disse a Noè: Le figlie dei tuoi figli si sono vendute; poiché ecco, la mia ira è accesa contro i figli degli uomini, poiché non vogliono dare ascolto alla mia voce.

16 E avvenne che Noè profetizzò, e insegnò le cose di Dio, sì, come era nel principio.

17 E il Signore disse a Noè: Il mio Spirito non lotterà per sempre con l'uomo, poiché egli saprà che ogni carne deve morire; tuttavia i suoi giorni saranno di centoventi anni; e se gli uomini non si pentono, manderò su di loro il diluvio.

18 E in quei giorni vi erano dei giganti sulla la terra, ed essi cercarono Noè per togliergli la vita; ma il Signore era con Noè, e il potere del Signore era su di lui.

19 E il Signore ordinò Noè secondo il Suo ordine, e gli comandò di uscire a proclamare il suo Vangelo ai figlioli degli uomini, sì, come fu dato ad Enoc.

20 E avvenne che Noè fece appello ai figlioli degli uomini affinché si pentissero; ma essi non dettero ascolto alle sue parole;

21 E anche, dopo averlo udito, salirono dinanzi a lui e dissero: Ecco, noi siamo i figli di Dio; non abbiamo forse preso per noi le figlie degli uomini? E non stiamo forse mangiando, bevendo, sposandoci e dando in matrimonio? E le nostre mogli ci partoriscono dei figli, e questi sono uomini potenti, che sono simili agli antichi, uomini di grande rinomanza. E non dettero ascolto alle parole di Noè.

22 E Dio vide che la malvagità degli uomini era diventata grande sulla terra; e ogni uomo si elevava nell'immaginazione dei pensieri del suo cuore, che non erano che male, continuamente.

23 E avvenne che Noè continuò a predicare al popolo, dicendo: Date ascolto e prestate attenzione alle mie parole;

24 Credete e pentitevi dei vostri peccati, e siate battezzati nel nome di Gesù Cristo, il Figlio di Dio, sì, come i nostri padri, e riceverete lo Spirito Santo, affinché tutte le cose vi siano rese manifeste; e se non lo farete, il diluvio verrà su di voi; nondimeno essi non dettero ascolto.

25 E Noè si pentì, e il suo cuore fu addolorato che il Signore avesse fatto l'uomo sulla terra, e ciò lo afflisse nel cuore.

26 E il Signore disse: Distruggerò dalla faccia della terra l'uomo che ho creato, sia l'uomo che le bestie, e le cose che strisciano, e gli uccelli dell'aria; poiché Noè si pente che li abbia creati e che li abbia fatti; ed egli mi ha invocato, poiché hanno cercato di togliergli la vita.

27 E così Noè trovò grazia agli occhi del Signore; poiché Noè era un uomo giusto, e perfetto nella sua generazione, e camminava con Dio, come pure i suoi tre figli, Shem, Cam e Jafet.

28 La terra era corrotta dinanzi a Dio, ed era piena di violenza.

29 E Dio guardò la terra, ed ecco, essa era corrotta, poiché ogni carne aveva corrotto la sua via sulla terra.

30 E Dio disse a Noè: La fine di ogni carne è giunta, dinanzi a me, poiché la terra è piena di violenza; ed ecco, io distruggerò ogni carne di sulla terra.

 

 

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IL LIBRO DI

ABRAHAMO

TRADOTTO DAL PAPIRO, DA JOSEPH SMITH

Capitoli:

1 2 3 4 5

a traduzione di alcuni antichi scritti che sono pervenuti nelle nostre mani dalle catacombe d'Egitto — Gli scritti di Abrahamo mentre era in Egitto, chiamati il Libro di Abrahamo, scritto dalla sua stessa mano su papiro. (History of the Church, 2:235–236, 348–351).

CAPITOLO 1

Abrahamo cerca le benedizioni dell'ordine patriarcale — viene perseguitato da falsi sacerdoti in Caldea — Geova lo salva — vengono esaminate le origini ed il governo dell'Egitto.

1 NELLA terra dei Caldei, nella residenza dei miei padri, io, Abrahamo, vidi che mi era necessario procurarmi un'altro luogo di residenza.

2 E trovando che c'era per me una più grande felicità, pace e riposo, cercai le benedizioni dei padri e il diritto a cui avrei dovuto essere ordinato per amministrarle; essendo stato io stesso un seguace della rettitudine, desiderando anche essere uno che possiede grande conoscenza, ed essere un maggiore seguace della rettitudine, e possedere una maggiore conoscenza, ed essere un padre di molte nazioni, un principe di pace, e desiderando ricevere istruzioni, e rispettare i comandamenti di Dio, divenni un erede legittimo, un Sommo Sacerdote, detenendo il diritto che apparteneva ai padri.

3 Esso fu conferito su di me dai padri; discese dai padri dal principio del tempo, sì, proprio fin dal principio, ossia prima della fondazione della terra, fino al tempo presente, sì, il diritto del primogenito, ossia il primo uomo, che è Adamo, ossia il primo padre, e tramite i padri fino a me.

4 Io cercai la mia designazione al Sacerdozio, secondo la designazione di Dio ai padri riguardo alla posterità.

5 I miei padri, essendosi volti dalla rettitudine e dai santi comandamenti che il Signore loro Dio aveva dato loro, all'adorazione degli dei dei pagani, rifiutarono in modo assoluto di dare ascolto la mia voce;

6 Poiché il loro cuore era rivolto a fare il male, ed era interamente volto al dio di Elkena, al dio di Libna, al dio di Mahmackra, al dio di Korash e al dio di Faraone, re di Egitto;

7 Perciò, essi volsero il loro cuore al sacrificio dei pagani, offrendo i loro figlioli a quegli idoli muti, e non dettero ascolto alla mia voce, ma tentarono di togliermi la vita per mano del sacerdote di Elkena. Il sacerdote di Elkena era anche il sacerdote di Faraone.

8 Ora, a quel tempo era consuetudine del sacerdote di Faraone, re d'Egitto, di offrire sull'altare, che era costruito nella terra di Caldea, per le offerte a questi dei stranieri, uomini, donne e bambini.

9 E avvenne che il sacerdote fece un'offerta al dio di Faraone, ed anche al dio di Shagreel, sì, alla maniera degli Egiziani. Ora, il dio di Shagreel era il sole.

10 Sì, il sacerdote di Faraone offrì come offerta di grazie un bambino sull'altare, che stava presso la collina chiamata Collina di Potifar, all'inizio della pianura di Olishem.

11 Ora, questo sacerdote aveva offerto su questo altare tre vergini in una volta, che erano le figlie di Onita, uno della discendenza reale diretta dai lombi di Cam. Queste vergini furono offerte a motivo della loro virtù; esse non vollero prostrarsi per adorare idoli di legno o di pietra, perciò furono uccise su questo altare, e ciò fu fatto alla maniera degli Egiziani.

12 E avvenne che i sacerdoti fecero violenza su di me, per potere uccidere anche me su questo altare, come avevano fatto con quelle vergini; e affinché possiate avere una conoscenza di questo altare, vi rimando alla figura che è all'inizio di questo scritto.

13 Era fatto a forma di letto, quale si aveva fra i Caldei, e stava dinanzi agli dei di Elkena, Libna, Mahmackra, Korash, e anche a un dio come quello di Faraone, re d'Egitto.

14 Affinché possiate avere una comprensione di questi dei, ve ne ho dato la forma nei disegni all'inizio, tipo di disegni che è chiamato dai Caldei Rahleenos, che significa geroglifici.

15 E mentre essi alzavano le mani su di me per potermi offrire e togliermi la vita, ecco, io alzai la mia voce al Signore mio Dio, e il Signore mi dette ascolto e mi udì, e mi riempì della visione dell'Onnipotente, e l'angelo della sua presenza stette presso di me, ed immediatamente sciolse i miei legami;

16 E la sua voce mi fu rivolta; Abrahamo, Abrahamo, ecco, il mio nome è Geova, e ti ho udito e sono sceso per liberarti, e per portarti via dalla casa di tuo padre e da tutti i tuoi congiunti, in un paese straniero che tu non conosci;

17 E questo perché essi hanno distolto il loro cuore da me, per adorare il dio di Elkena, il dio di Libna, il dio di Mahmackra, il dio di Korash e il dio di Faraone, re d'Egitto; perciò sono sceso per punirli, e per distruggere colui che ha alzato la mano contro di te, Abrahamo, figlio mio, per toglierti la vita.

18 Ecco, io ti condurrò per mano, e ti prenderò, per mettere su di te il mio nome, ossia il Sacerdozio di tuo padre, e il mio potere sarà su di te.

19 Come fu con Noè, così sarà con te; ma, tramite il tuo ministero il mio nome sarà conosciuto sulla terra per sempre, poiché io sono il tuo Dio.

20 Ecco, la collina di Potifar era nel paese di Ur di Caldea. E il Signore spezzò l'altare di Elkena e degli dei del paese, e li distrusse completamente, e colpì il sacerdote, cosicché morì; e vi fu grande cordoglio in Caldea e anche alla corte di Faraone; Faraone che significa re di sangue reale.

21 Ora, questo re di Egitto era un discendente dei lombi di Cam, e aveva il sangue dei Cananei per nascita.

22 Da questa discendenza vennero tutti gli Egiziani, così il sangue dei Cananei fu preservato nel paese.

23 Essendo stato il paese di Egitto dapprima scoperto da una donna, che era figlia di Cam, e figlia di Egyptus, che in Caldeo significa Egitto, che significa ciò che è proibito.

24 Quando questa donna scoprì il paese, esso era sott'acqua, ed ella vi insediò in seguito i suoi figli; e così, da Cam, venne quella razza che preservò la maledizione nel paese.

25 Ora, il primo governo di Egitto fu stabilito da Faraone, il figlio maggiore di Egyptus, la figlia di Cam, ed era alla maniera del governo di Cam, che era patriarcale.

26 Faraone, essendo un uomo giusto, stabilì il suo regno e giudicò il suo popolo saggiamente e con giustizia per tutti i suoi giorni, cercando sinceramente di imitare l'ordine stabilito dai padri nelle prime generazioni, nei giorni del primo regno patriarcale, sì, nel regno di Adamo, e anche di Noè suo padre. che lo benedisse con le benedizioni della terra, e con le benedizioni della saggezza, ma lo maledì per quanto concerne il Sacerdozio.

27 Ora, essendo Faraone di quel lignaggio per il quale non poteva avere diritto al Sacerdozio, nonostante che i Faraoni avrebbero voluto reclamarlo da Noè, tramite Cam, mio padre fu dunque sviato dalla loro idolatria;

28 Ma mi sforzerò in seguito di delineare la cronologia che risale da me stesso al principio della creazione, poiché sono venuti in mia mano gli annali, che a tutt'oggi detengo.

29 Ora, dopo che il sacerdote di Elkena fu colpito, cosicché morì, venne l'adempimento di quelle cose che mi erano state dette riguardo al paese di Caldea, che vi sarebbe stata una carestia nel paese.

30 Di conseguenza, una carestia prevalse ovunque nel paese di Caldea, e mio padre fu dolorosamente tormentato a causa della carestia, e si pentì del male che aveva deciso contro di me, di togliermi la vita.

31 Ma gli annali dei padri, sì, dei patriarchi, riguardo al diritto al Sacerdozio, il Signore mio Dio li ha preservati nelle mie mani; perciò ho serbato fino a quest'oggi una conoscenza del principio della creazione, e anche dei pianeti, e delle stelle, come fu resa nota ai padri, e mi sforzerò di scrivere alcune di queste cose in questo scritto, a beneficio della mia posterità che verrà dopo di me.

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CAPITOLO 2

Abrahamo lascia Ur per andare in Canaan — Geova gli appare a Charan — Tutte le benedizioni del vangelo sono promesse alla sua posterità e, tramite la sua posterità, a tutti — Egli va in Canaan e poi in Egitto.

1 ORA, il Signore Iddio fece sì che la carestia divenisse grave nel paese di Ur, tanto che Charan, mio fratello, morì; ma Terah, mio padre, viveva ancora nel paese di Ur dei Caldei.

2 E avvenne che io, Abrahamo, presi in moglie Sarai, e Nahor, mio fratello, prese in moglie Milca, che era figlia di Charan.

3 Ora, il Signore mi aveva detto: Abrahamo, vattene dal tuo paese, e dai tuoi parenti, e dalla casa di tuo padre, in un paese che ti mostrerò.

4 Perciò lasciai il paese di Ur dei Caldei, per andare nel paese di Canaan; e presi Lot, figlio di mio fratello, e sua moglie, e Sarai, mia moglie; e anche mio padre mi seguì, nel paese che chiamammo Charan.

5 E la carestia diminuì; e mio padre si fermò a Charan e dimorò là, poiché vi erano molte greggi a Charan; e mio padre si volse di nuovo alla sua idolatria, perciò rimase a Charan.

6 Ma io, Abrahamo, e Lot, figlio di mio fratello, pregammo il Signore, ed il Signore mi apparve e mi disse: Alzati e prendi con te Lot, poiché intendo condurti via da Charan e fare di te un ministro per portare il mio nome in un paese straniero che darò alla tua posterità dopo di te come possesso perpetuo, quando daranno ascolto alla mia voce.

7 Poiché Io sono il Signore tuo Dio; dimoro in cielo; la terra è lo sgabello dei miei piedi; stendo la mia mano sul mare ed esso obbedisce alla mia voce; faccio sì che il vento e il fuoco siano il mio carro; dico alle montagne: Spostatevi, ed ecco, esse sono portate via da un turbine, in un istante, improvvisamente.

8 Il mio nome è Geova, e conosco la fine fin dal principio; perciò la mia mano sarà su di te.

9 E farò di te una grande nazione, e ti benedirò oltre misura, e renderò il tuo nome grande fra tutte le nazioni, e tu sarai una benedizione per la tua posterità dopo di te, affinché essi portino nelle loro mani questo ministero e questo Sacerdozio a tutte le nazioni;

10 E io le benedirò tramite il tuo nome; poiché tutti coloro che riceveranno questo Vangelo saranno chiamati col tuo nome e saranno annoverati come tuoi posteri, e si alzeranno e ti benediranno come loro padre;

11 E benedirò coloro che ti benedicono, e maledirò coloro che ti maledicono; e in te (cioè nel tuo Sacerdozio) e nella tua posterità (cioè, il tuo Sacerdozio), poiché ti faccio la promessa che questo diritto continuerà in te e nella tua posterità dopo di te (vale a dire nel seme letterale, ossia il seme del corpo) tutte le famiglie della terra saranno benedette, sì, con le benedizioni del Vangelo, che sono le benedizioni della salvezza, sì, della vita eterna.

12 Ora, dopo che il Signore si fu ritirato dal parlare con me ed ebbe ritirato da me il suo volto, dissi in cuor mio: il tuo servo ti ha cercato sinceramente; ora ti ho trovato.

13 Tu mandasti il tuo angelo per liberarmi dagli dei di Elkena, e io farò bene a dare ascolto alla tua voce; lascia dunque che il tuo servo si alzi e se ne vada in pace.

14 Così io, Abrahamo, me ne andai come il Signore mi aveva detto, e Lot con me; e io, Abrahamo, avevo sessantadue anni quando me ne andai da Charan.

15 E presi Sarai, che avevo preso in moglie quando ero in Ur, in Caldea, e Lot, figlio di mio fratello, e tutte le nostre sostanze che avevamo raccolte, e le anime che avevamo acquistato a Charan, e venimmo innanzi sulla via per la terra di Canaan, e dimorammo in tende mentre proseguivamo il nostro cammino;

16 Perciò, l'eternità era la nostra copertura, la nostra rocca e la nostra salvezza, mentre viaggiavamo da Charan, per la via di Gershon, per venire al paese di Canaan.

17 Ora io, Abrahamo, costruii un altare nel paese di Gershon e feci un'offerta al Signore, e pregai che la carestia potesse essere allontanata dalla casa di mio padre, affinché essi non morissero.

18 E poi passammo da Gershon, attraverso il paese, al luogo di Sichem; esso era situato nelle pianure di Moreh, ed eravamo già giunti dentro i confini del paese dei Canaanei, e io offrii un sacrificio, là nelle pianure di Moreh, e invocai devotamente il Signore perché eravamo già giunti nel paese di quella nazione idolatra.

19 E il Signore mi apparve, in risposta alle mie preghiere, e mi disse: Alla tua posterità Io darò questa terra.

20 E io, Abrahamo, mi alzai dal luogo dell'altare che avevo costruito al Signore e di là mi spostai su un monte a oriente di Bethel, e là piantai la mia tenda, con Bethel a occidente e Ai a oriente; e là costruii un altro altare al Signore e invocai nuovamente il nome del Signore.

21 E io, Abrahamo, viaggiai, proseguendo ancora verso sud; e la carestia continuava nel paese, e io, Abrahamo, decisi di scendere in Egitto per soggiornarvi, poiché la carestia era divenuta gravissima.

22 E avvenne, quando ero prossimo ad entrare in Egitto, che il Signore mi disse: Ecco, Sarai, tua moglie, è una donna molto bella a vedersi;

23 Perciò avverrà che quando gli Egiziani la vedranno, diranno: È sua moglie; e ti uccideranno, ma risparmieranno la sua vita; vedete dunque di fare in questo modo:

24 Che ella dica agli Egiziani che è tua sorella, e la tua anima vivrà.

25 E avvenne che io, Abrahamo, dissi a Sarai, mia moglie, tutto ciò che il Signore mi aveva detto: Dì dunque loro, ti prego, che sei mia sorella, affinché io stia bene per causa tua e la mia anima viva a motivo di te.

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CAPITOLO 3

Abramo apprende in merito al sole, alla luna e alle stelle per mezzo dell'Urim e Thummim — Il Signore gli rivela la natura eterna degli spiriti — Egli apprende circa la vita preterrena, la preordinazione, la Creazione, la scelta di un Redentore, e il secondo stato dell'uomo.

1 E IO, Abrahamo, avevo l'Urim e Thummim che il Signore mio Dio mi aveva dato in Ur dei Caldei;

2 E vidi le stelle, che erano grandissime, e che una di esse era la più vicina al trono di Dio; e ve n'erano molte di grandi che erano vicine ad essa.

3 E il Signore mi disse: Queste sono quelle che governano; e il nome di quella grande è Kolob, perché è vicina a me, poiché io sono il Signore tuo Dio: ho posto questa a governare tutte quelle che appartengono allo stesso ordine di quella sulla quale tu stai.

4 E il Signore mi disse, mediante l'Urim e Thummim, che Kolob era alla maniera del Signore, secondo i propri tempi e le proprie stagioni nelle sue rivoluzioni; che una rivoluzione era un giorno per il Signore, secondo il suo modo di calcolare, ed era mille anni secondo il tempo assegnato a quella sulla quale tu stai. Questo è il calcolo del tempo del Signore, secondo il calcolo di Kolob.

5 E il Signore mi disse: Il pianeta che è il luminare minore, minore di quello che deve governare il giorno, sì, che governa la notte, è superiore o maggiore di quello sul quale tu stai, in riferimento al calcolo, poiché si muove in un ordine più lento; ciò è nell'ordine, poiché sta al di sopra della terra sulla quale tu stai; perciò il calcolo del suo tempo non è così grande, quanto al numero dei suoi giorni, dei suoi mesi e dei suoi anni.

6 E il Signore mi disse: Ora, Abrahamo, questi due fatti esistono, ecco, i tuoi occhi lo vedono; ti è dato di conoscere i tempi di calcolo, il tempo fissato, sì, il tempo fissato della terra sulla quale tu stai, e il tempo fissato del luminare maggiore, che è posto a governare il giorno, e il tempo fissato del luminare minore, che è posto a governare la notte.

7 Ora, il tempo fissato del luminare minore è un tempo più lungo, quanto al suo calcolo, del calcolo del tempo della terra sulla quale tu stai.

8 E dove questi due fatti esistono, vi sarà un altro fatto superiore ad essi, cioè vi sarà un altro pianeta il cui calcolo del tempo sarà ancora più lungo;

9 E così il calcolo del tempo di un pianeta sarà superiore a un altro, finché giungerai vicino a Kolob, la quale Kolob è secondo il calcolo del tempo del Signore; la quale Kolob è posta vicino al trono di Dio, per governare tutti quei pianeti che appartengono allo stesso ordine di quello sul quale tu stai.

10 E ti è dato di conoscere il tempo fissato di tutte le stelle che sono poste per dare luce, finché giungi vicino al trono di Dio.

11 Così io, Abrahamo, conversai con il Signore faccia a faccia, come un uomo conversa con un altro, ed egli mi parlò delle opere che le sue mani avevano fatto;

12 Ed Egli mi disse: Figlio mio, figlio mio (e la sua mano era stesa), ecco, Io te le mostrerò tutte. E pose la mano sui miei occhi, e io vidi le cose che le sue mani avevano fatto, che erano molte; e si moltiplicarono dinanzi ai miei occhi, e io non potevo vederne la fine.

13 Ed Egli mi disse: Questa è Shineha, che è il sole. E mi disse: Kokob, che significa stella. E mi disse: Olea, che è la luna. E mi disse: Kokabim, che significa stelle, ossia tutti i grandi luminari che erano nel firmamento del cielo.

14 Ed era di notte quando il Signore mi rivolse queste parole: Moltiplicherò te, e la tua posterità dopo di te, come queste; e se tu puoi contare il numero dei granelli di sabbia, così sarà il numero dei tuoi posteri.

15 E il Signore mi disse: Abrahamo, ti mostro queste cose prima che andiate in Egitto, affinché tu possa proclamare tutte queste parole.

16 Se due cose esistono, e una è al di sopra dell'altra, vi saranno cose più grandi al di sopra di esse; perciò Kolob è la più grande di tutte le Kokaubeam che tu hai visto, perché è la più vicina a me.

17 Ora, se vi sono due cose, una al di sopra dell'altra, e se la luna è al di sopra della terra, allora è possibile che esista un pianeta o una stella al di sopra di esse; e non v'è nulla che il Signore tuo Dio si metta in cuore di fare, senza farlo.

18 Comunque sia, egli ha fatto la stella più grande; come pure, se vi sono due spiriti e uno è più intelligente dell'altro, tuttavia questi due spiriti, nonostante che uno sia più intelligente dell'altro, non hanno inizio; essi esistevano prima; non avranno fine, esisteranno dopo, poiché sono gnolaum, ossia eterni.

19 E il Signore mi disse: Questi due fatti esistono: che vi sono due spiriti, e uno è più intelligente dell'altro; ve ne sarà un altro più intelligente di loro. Io sono il Signore tuo Dio, io sono più intelligente di tutti loro.

20 Il Signore tuo Dio mandò il Suo angelo per liberarti dalle mani del sacerdote di Elkena.

21 Io dimoro in mezzo a tutti loro; ora, dunque, sono sceso da te per proclamarti le opere che le mie mani hanno fatto, nelle quali la mia saggezza eccelle su tutti loro, poiché io governo nei cieli in alto, e nella terra in basso, in tutta saggezza e prudenza, su tutte le intelligenze che i tuoi occhi hanno visto fin dal principio; io scesi al principio in mezzo a tutte le intelligenze che hai visto.

22 Ora, il Signore aveva mostrato, a me, Abrahamo, le intelligenze che erano state organizzate prima che il mondo fosse; e fra tutte queste ve n'erano molte di nobili e di grandi;

23 E Dio vide queste anime, che erano buone, e stette in mezzo a loro, e disse: Questi li farò miei governatori: poiché stava fra coloro che erano spiriti, e vide che erano buoni; e mi disse: Abrahamo, tu sei uno di loro; tu fosti scelto prima di nascere.

24 E ve ne stava uno fra essi che era simile a Dio; ed egli disse a quelli che erano con lui: Noi scenderemo, poiché vi è dello spazio laggiù; e prenderemo di questi materiali e faremo una terra sulla quale costoro possano dimorare;

25 E in questo modo li metteremo alla prova, per vedere se essi faranno tutte le cose che il Signore loro Dio comanderà loro;

26 E a coloro che mantengono il loro primo stato, sarà dato in aggiunta; e coloro che non mantengono il loro primo stato non avranno gloria nello stesso regno con quelli che mantengono il loro primo stato; e a coloro che mantengono il loro secondo stato sarà aggiunta gloria sul loro capo per sempre e in eterno.

27 E il Signore disse: Chi manderò? E rispose uno, simile al Figlio dell'Uomo: Eccomi, manda me. E un altro rispose, e disse: Eccomi, manda me. E il Signore disse: Manderò il primo.

28 E il secondo si adirò, e non mantenne il suo primo stato; e in quel giorno molti lo seguirono.

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CAPITOLO 4

Gli Dei progettano la creazione della terra e di tutta la vita su di essa — Vengono esposti i loro piani per i sei giorni della creazione.

1 E ALLORA il Signore disse: Scendiamo. Ed essi scesero, nel principio, ed essi, cioè gli Dei, organizzarono e dettero forma ai cieli e alla terra.

2 E la terra, dopo che fu formata, era vuota e desolata, poiché non avevano formato null'altro che la terra; e le tenebre regnavano sulla faccia dell'abisso, e lo Spirito degli Dei aleggiava sopra la faccia delle acque.

3 Ed essi (gli Dei) dissero: Vi sia luce; e vi fu luce.

4 Ed essi (gli Dei) compresero la luce, poiché era brillante; e separarono la luce, ossia fecero sì che fosse separata, dalle tenebre.

5 E gli Dei chiamarono la luce Giorno, e le tenebre le chiamarono Notte. E avvenne che dalla sera fino al mattino la chiamarono notte; e dal mattino fino alla sera lo chiamarono giorno; e questo fu il primo, ossia il principio, di ciò che essi chiamarono giorno e notte.

6 E gli Dei dissero pure: Vi sia una distesa in mezzo alle acque, e separi le acque dalle acque.

7 E gli Dei ordinarono alla distesa, cosicché essa separò le acque che erano sotto la distesa dalle acque che erano sopra la distesa; e fu così, proprio come ordinarono.

8 E gli Dei chiamarono la distesa Cielo. E avvenne che fu dalla sera fino al mattino che chiamarono notte; e avvenne che fu dal mattino fino alla sera che chiamarono giorno; e questo fu il secondo periodo che chiamarono notte e giorno.

9 E gli Dei ordinarono, dicendo: Si radunino le acque sotto il cielo in un sol luogo, e appaia la terra asciutta; e fu così fu, come essi ordinarono;

10 E gli Dei designarono la terra asciutta Terra; e la raccolta delle acque la designarono Grandi Acque; e gli Dei videro che erano obbediti.

11 E gli Dei dissero: Prepariamo la terra a produrre erba; le piante che danno seme, gli alberi da frutto che danno frutto secondo la loro specie, il cui seme in se stesso dà la sua propria somiglianza sulla terra; e fu così, proprio come ordinarono.

12 E gli Dei organizzarono la terra per produrre erba, e per dare dal suo seme, e le piante per produrre piante dal loro seme; e la terra per produrre gli alberi dal loro proprio seme, per dare frutto, il cui seme potesse produrre l'uguale in se stesso secondo la sua specie; e gli Dei videro che erano obbediti.

13 E avvenne che essi contarono i giorni; dalla sera fino al mattino essi chiamarono notte; e avvenne che dal mattino fino alla sera essi chiamarono giorno; e fu il terzo periodo.

14 E gli Dei organizzarono i luminari nella distesa del cielo, e fecero sì che separassero il giorno dalla notte; e li organizzarono affinché fossero per segni e per stagioni, e per giorni e per anni;

15 E li organizzarono per essere come luminari nella distesa del cielo, per dare luce sopra la terra; e così fu.

16 E gli Dei organizzarono i due grandi luminari: il luminare maggiore per governare il giorno e il luminare minore per governare la notte; con il luminare minore essi posero anche le stelle;

17 E gli Dei li posero nella distesa dei cieli, per dare luce sopra la terra, e per governare il giorno e la notte, e per fare sì che fosse separata la luce dalle tenebre.

18 E gli Dei vegliarono sulle cose che avevano ordinato, finché esse obbedirono.

19 E avvenne che fu dalla sera fino al mattino che fu notte; e avvenne che fu dal mattino fino alla sera che fu giorno; e fu il quarto periodo.

20 E gli Dei dissero: Prepariamo le acque per produrre in abbondanza le creature che si muovono e che hanno vita; e gli uccelli, affinché volino sopra la terra nell'ampia distesa del cielo.

21 E gli Dei prepararono le acque perché potessero produrre le grandi balene e ogni creatura vivente che si muove, che le acque dovevano produrre in abbondanza secondo la loro specie; ed ogni uccello alato secondo la sua specie. E gli Dei videro che sarebbero stati obbediti e che il loro piano era buono.

22 E gli Dei dissero: Le benediremo e faremo sì che siano feconde e si moltiplichino e riempiano le acque dei mari, ossia le grandi acque; e faremo sì che si moltiplichino gli uccelli sulla terra.

23 E avvenne che fu dalla sera fino al mattino che chiamarono notte; e avvenne che fu dal mattino fino alla sera che chiamarono giorno; e fu il quinto periodo.

24 E gli Dei prepararono la terra per produrre le creature viventi, secondo la loro specie: il bestiame e gli esseri striscianti, e le bestie della terra secondo la loro specie; e fu così, come avevano detto.

25 E gli Dei organizzarono la terra per produrre le bestie secondo la loro specie, e il bestiame secondo la sua specie, e ogni essere che striscia sulla terra secondo la sua specie; e gli Dei videro che essi avrebbero obbedito.

26 E gli Dei si consigliarono fra loro e dissero: Scendiamo e formiamo l'uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza; e daremo loro dominio sui pesci del mare, e sugli uccelli dell'aria, e sul bestiame, e su tutta la terra, e su ogni essere che striscia sulla terra.

27 Così gli Dei scesero per organizzare l'uomo a loro immagine, per formarlo a immagine degli Dei, per formarli maschio e femmina.

28 E gli Dei dissero: Li benediremo. E gli Dei dissero: Faremo sì che siano fecondi e si moltiplichino, e riempiano la terra, e l'assoggettino, e che abbiano dominio sui pesci del mare, sugli uccelli dell'aria e su ogni essere vivente che si muove sulla terra.

29 E gli Dei dissero: Ecco, daremo loro ogni pianta che porta seme che crescerà sulla faccia di tutta la terra, ed ogni albero che su di essa avrà frutto; sì, i frutti degli alberi che danno seme, li daremo a loro; ciò saranno per loro nutrimento.

30 E ad ogni bestia della terra, e ad ogni uccello dell'aria e ad ogni essere che striscia sulla terra, ecco, noi daremo vita, e daremo anche a loro ogni pianta verde per nutrimento, e tutte queste cose saranno organizzate in questo modo.

31 E gli Dei dissero: Faremo tutte le cose che abbiamo detto e le organizzeremo; ed ecco, esse saranno molto obbedienti. E avvenne che fu dalla sera fino al mattino che chiamarono notte; e avvenne che fu dal mattino alla sera essi chiamarono giorno; e contarono il sesto periodo.

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CAPITOLO 5

Gli Dei completano il progetto della creazione di tutte le cose — Realizzano la Creazione secondo i loro piani — Adamo dà un nome a ogni creatura vivente.

1 E COSÌ completeremo i cieli e la terra, e tutte le loro schiere.

2 E gli Dei dissero fra loro: Nel settimo periodo finiremo la nostra opera, che abbiamo deciso in consiglio; e ci riposeremo nel settimo periodo da tutta la nostra opera che abbiamo deciso in consiglio.

3 E gli Dei terminarono nel settimo periodo, per il fatto che nel settimo periodo si sarebbero riposati da tutte le loro opere, che essi (gli Dei) avevano deciso fra loro in consiglio di formare; e lo santificarono. E tali furono le loro decisioni al tempo in cui si consigliarono fra loro di formare i cieli e la terra.

4 E gli Dei scesero e formarono queste cose, l'evolversi dei cieli e della terra, e furono formate nel giorno in cui gli Dei formarono la terra e i cieli,

5 Secondo tutto quello che avevano detto riguardo ad ogni pianta dei campi prima che fosse sulla terra, e ad ogni erba dei campi prima che crescesse; perché gli Dei non avevano fatto sì che piovesse sulla terra quando avevano deciso in consiglio di farle, e non avevano formato un uomo per coltivar il suolo.

6 Ma una bruma saliva dalla terra, e adacquava tutta la superficie del suolo.

7 E gli Dei formarono l'uomo dalla polvere della terra, e presero il suo spirito (cioè lo spirito dell'uomo) e lo misero in lui; e soffiarono nelle sue narici l'alito di vita, e l'uomo divenne un'anima vivente.

8 E gli Dei piantarono un giardino a oriente in Eden, e là posero l'uomo, il cui spirito avevano posto nel corpo che avevano formato.

9 E dal suolo gli Dei fecero crescere ogni albero che è piacevole alla vista e buono come cibo; anche l'albero della vita, in mezzo al giardino, e l'albero della conoscenza del bene e del male.

10 C'era un fiume che scorreva uscendo da Eden, per adacquare il giardino, e là si divideva e si faceva in quattro bracci.

11 E gli Dei presero l'uomo e lo misero nel Giardino di Eden, per coltivarlo e per custodirlo.

12 E gli Dei comandarono all'uomo, dicendo: Di ogni albero del giardino puoi mangiare liberamente.

13 Ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare; poiché nel tempo in cui tu ne mangerai, per certo morirai. Ora io, Abrahamo, vidi che era secondo il tempo del Signore, che era secondo il tempo di Kolob; poiché fino ad allora gli Dei non avevano fissato ad Adamo il suo calcolo del tempo.

14 E gli Dei dissero: Facciamo un aiuto adatto all'uomo; poiché non è bene che l'uomo sia solo, perciò formeremo un aiuto adatto a lui.

15 E gli Dei fecero sì che un sonno profondo cadesse su Adamo; ed egli dormì, ed essi presero una delle sue costole e richiusero la carne al posto di essa;

16 E dalla costola che gli Dei avevano presa all'uomo, formarono una donna, e la portarono all'uomo.

17 E Adamo disse: Questa era ossa delle mie ossa e carne della mia carne; ora ella sarà chiamata Donna, perché fu presa dall'uomo;

18 Pertanto l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, ed essi saranno una sola carne.

19 Ed erano entrambi nudi, l'uomo e sua moglie, e non se ne vergognavano.

20 E dal suolo gli Dei formarono ogni bestia dei campi ed ogni uccello dell'aria e li portarono ad Adamo per vedere come li avrebbe chiamati; e in qualsiasi modo Adamo avesse chiamato ogni creatura vivente, quello sarebbe stato il suo nome.

21 Ed Adamo dette un nome a tutto il bestiame, agli uccelli dell'aria, ad ogni bestia dei campi; e per Adamo fu trovato un aiuto adatto a lui.

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UN FACSIMILE TRATTO DAL LIBRO DI ABRAHAMO

N. 1

 

 

SPIEGAZIONE

1 Fig. 1. L'angelo del Signore.

2 Fig. 2. Abrahamo legato su un altare.

3 Fig. 3. Il sacerdote idolatra di Elkena che tenta di offrire Abrahamo come sacrificio.

4 Fig. 4. Altare per i sacrifici da parte dei sacerdoti idolatri, che sta davanti agli dei di Elkena, di Libna, di Mahmackra, di Korash e di Faraone.

5 Fig. 5. L'idolo di Elkena.

6 Fig. 6. L'idolo di Libna.

7 Fig. 7. L'idolo di Mahmackra.

8 Fig. 8. L'idolo di Korash.

9 Fig. 9. L'idolo di Faraone.

10 Fig. 10. Abrahamo in Egitto.

11 Fig. 11. Intende rappresentare le colonne del cielo, come inteso dagli Egiziani.

12 Fig. 12. Raukeeyang, che significa distesa, ossia il firmamento sopra la nostra testa; ma in questo caso, in relazione a questo argomento, gli Egiziani intendevano che significasse Shaumau, essere elevato, ossia i cieli, corrispondente alla parola ebraica Shaumauhyeem.

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UN FACSIMILE TRATTO DAL LIBRO DI ABRAHAMO

N. 2

 

SPIEGAZIONE

1 Fig. 1. Kolob, che significa la prima creazione, la più vicina al celeste, ossia alla residenza di Dio. La prima nel governo, l'ultima relativamente alla misura del tempo. La misura è secondo il tempo celeste, il quale tempo celeste significa un giorno per un cubito. Un giorno a Kolob è uguale a mille anni secondo la misura di questa terra, che è chiamata dagli egiziani Jah-oh-eh.

2 Fig. 2. Sta vicina a Kolob, chiamata dagli Egiziani Oliblish; che è la successiva grande creazione governante vicina al celeste, ossia al luogo dove risiede Dio; e detiene anche la chiave del potere relativo agli altri pianeti; come rivelato da Dio ad Abrahamo, quando offrì un sacrificio su un altare che aveva costruito per il Signore.

3 Fig. 3. È fatta per rappresentare Dio, che siede sul suo trono, rivestito di potere e autorità, con una corona di luce eterna sul capo; rappresenta anche le grandi Parole Chiave del Santo Sacerdozio, come rivelate ad Adamo nel Giardino di Eden, come anche a Seth, a Noè, a Melchisedec, ad Abrahamo, e a tutti coloro a cui fu rivelato il Sacerdozio.

4 Fig. 4. Corrisponde alla parola ebraica Raukeeyang, che significa distesa, ossia il firmamento dei cieli; è anche un simbolo numerico che in Egiziano significa mille, corrispondente alla misura del tempo in Oliblish, che è uguale a Kolob nelle sue rivoluzioni e nella sua misura del tempo.

5 Fig. 5. È chiamata in Egiziano Enish-go-on-dosh; anche questo è uno dei pianeti governanti, e gli Egiziani dicono che è il sole, e che prende in prestito la sua luce da Kolob per mezzo di Kae-e-vanrash, che è la grande Chiave, ossia, in altre parole, il potere governante, che governa quindici altri pianeti fissi, ossia stelle, come pure Floeese, ossia la Luna, la Terra e il Sole nelle loro rivoluzioni annuali. Questo pianeta riceve il suo potere per mezzo di Kli-flos-is-es, ossia Hah-ko-kau-beam, le stelle rappresentate dai numeri 22 e 23, che ricevono luce dalle rivoluzioni di Kolob.

6 Fig. 6. Rappresenta questa terra nei suoi quattro canti.

7 Fig. 7. Rappresenta Dio seduto sul suo trono, che rivela attraverso i cieli le grandi Parole-Chiave del Sacerdozio; come pure il segno dello Spirito Santo ad Abrahamo, in forma di una colomba.

8 Fig. 8. Contiene scritti che non possono essere rivelati al mondo; ma si può avere nel Santo Tempio di Dio.

9 Fig. 9. Non deve essere rivelata in questo momento.

10 Fig. 10. Pure.

11 Fig. 11. Pure. Se il mondo può scoprire questi numeri, così sia. Amen.

12 Le figure 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20 e 21 saranno date a tempo debito del Signore.

13 La traduzione di cui sopra è data nella misura in cui abbiamo il diritto di darla in questo momento.

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UN FACSIMILE TRATTO DAL LIBRO DI ABRAHAMO

N. 3

 

SPIEGAZIONE

1 Fig.1. Abrahamo che siede trono di Faraone, per gentilezza del re, ad emblema della grande Presidenza in Cielo, con una corona sulla testa che rappresenta il Sacerdozio; con in mano lo scettro della giustizia e del giudizio.

2 Fig. 2. Re Faraone, il cui nome è dato nei caratteri al di sopra della sua testa.

3 Fig. 3. Significa Abrahamo in Egitto, come dato anche nella fig. 10 del Facsimile n. 1.

4 Fig. 4. Principe di Faraone, re d'Egitto, come è scritto sopra la mano.

5 Fig. 5. Shulem, uno dei camerieri principali del re, come rappresentato dai caratteri sopra la sua mano.

6 Fig. 6. Olimla, uno schiavo che appartiene al principe.

7 Abrahamo ragiona sui principi dell'Astronomia, alla corte del re.

 

 

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JOSEPH SMITH — MATTEO

Estratto della traduzione della Bibbia, come fu rivelata a Joseph Smith, il Profeta, nel 1831: Matteo 23:39 e capitolo 24.

Gesù predice l'imminente distruzione di Gerusalemme — Discorre della seconda venuta del Figlio dell'Uomo e della distruzione dei malvagi.

1 POICHÉ vi dico, che d'ora in avanti non mi vedrete, e non saprete che io sono colui del quale è stato scritto dai profeti, finché non direte: Benedetto colui che viene nel nome del Signore, nelle nubi del cielo, e tutti i santi angeli con lui. Allora i suoi discepoli capirono che egli sarebbe di nuovo venuto sulla terra, dopo essere stato glorificato e coronato alla destra di Dio.

2 E Gesù uscì e se ne andò dal tempio; e i suoi discepoli vennero a lui per ascoltarlo, e dissero: Maestro, spiegaci a riguardo degli edifici del tempio, poiché hai detto: Saranno abbattuti e vi saranno lasciati desolati.

3 E Gesù disse loro: Non vedete tutte queste cose? E non le comprendete? In verità, vi dico, non sarà lasciata qui, in questo tempio, pietra su pietra che non sarà abbattuta.

4 E Gesù li lasciò e salì sul Monte degli Ulivi. E mentre sedeva sul Monte degli Ulivi, i discepoli vennero a lui in disparte, e dissero: Dicci quando avverranno queste cose che hai detto riguardo alla distruzione del tempio, e dei Giudei; e qual è il segno della tua venuta, e della fine del mondo, ossia della distruzione dei malvagi, che è la fine del mondo?

5 E Gesù rispose, e disse loro: Guardate che nessuno vi seduca;

6 Poiché molti verranno nel mio nome, dicendo: Io sono il Cristo, e ne sedurranno molti.

7 Allora vi getteranno in tribolazione, e vi uccideranno, e sarete odiati da tutte le genti a ragion del mio nome;

8 E allora molti si scandalizzeranno, e si tradiranno l'un l'altro, e si odieranno a vicenda;

9 E molti falsi profeti sorgeranno, e sedurranno molti;

10 E poiché l'iniquità si moltiplicherà, la carità dei più si raffredderà;

11 Ma colui che rimane costante e non è vinto, sarà salvato.

12 Quando voi, dunque, vedrete l'abominazione della desolazione, della quale parlò Daniele, il profeta, riguardo alla distruzione di Gerusalemme, allora state nel luogo santo; chi legge comprenda.

13 Allora, coloro che saranno in Giudea fuggano ai monti;

14 Colui che sarà sulla terrazza fugga, e non torni per prendere qualcosa da casa sua;

15 E chi sarà nei campi non torni indietro a prendere la sua veste.

16 E guai a quelle che saranno gravide, e a quelle che allatteranno in quei giorni;

17 Pregate dunque il Signore affinché la vostra fuga non avvenga d'inverno, né di sabato;

18 Poiché allora, in quei giorni, vi sarà grande tribolazione sugli Ebrei e sugli abitanti di Gerusalemme, tale che in precedenza non fu mai mandata da Dio su Israele, dall'inizio del loro regno fino a questo momento; no, né mai sarà mandata di nuovo su Israele.

19 Tutte le cose che sono loro accadute non sono che il principio dei dolori che verranno su di loro.

20 E se quei giorni non fossero abbreviati, nessuna carne sarebbe salvata; ma per amore degli eletti, secondo l'alleanza, quei giorni saranno abbreviati.

21 Ecco, queste cose vi ho detto riguardo ai Giudei; e ancora, dopo la tribolazione di quei giorni che verrà su Gerusalemme, se qualcuno vi dirà: Ecco, il Cristo è qui, oppure, è là, non credetegli;

22 Poiché in quei giorni sorgeranno anche falsi Cristi e falsi profeti, e mostreranno grandi segni e prodigi, tanto da ingannare, se fosse possibile, perfino gli eletti, che sono eletti secondo l'alleanza.

23 Ecco, vi dico queste cose per amore degli eletti; e voi udrete anche di guerre e di rumori di guerre; guardate di non essere turbati, poiché tutto ciò che vi ho detto deve avvenire; ma non sarà ancora la fine.

24 Ecco, io ve l'ho predetto;

25 Pertanto, se vi diranno: Ecco, egli è nel deserto, non andate; Ecco, è nelle camere appartate, non lo credete.

26 Poiché, come la luce del mattino, esce da levante e risplende fino a ponente, e copre tutta la terra, così sarà anche la venuta del Figlio dell'Uomo.

27 Ed ora vi spiego una parabola. Ecco, dovunque sarà il carname, là si raduneranno le aquile; così, allo stesso modo, i miei eletti saranno radunati dai quattro canti della terra.

28 Ed essi udranno di guerre e di rumori di guerre.

29 Ecco, io parlo per amore dei miei eletti; poiché si leverà nazione contro nazione, e regno contro regno; vi saranno carestie e pestilenze e terremoti in vari luoghi.

30 E di nuovo, perché l'iniquità sarà moltiplicata, la carità degli uomini si raffredderà; ma colui che non sarà vinto sarà salvato.

31 E di nuovo, questo Vangelo del Regno sarà predicato in tutto il mondo, come testimonianza a tutte le nazioni; e allora verrà la fine, ossia la distruzione dei malvagi;

32 E di nuovo, l'abominazione della desolazione della quale parlò Daniele, il profeta, si adempirà.

33 E immediatamente dopo la tribolazione di quei giorni, il sole sarà oscurato, e la luna non darà la sua luce, e le stelle cadranno dal cielo, e le potenze del cielo saranno scrollate.

34 In verità, vi dico, questa generazione, nella quale queste cose saranno mostrate, non passerà, finché tutto ciò che vi ho detto non sia adempiuto.

35 Sebbene verranno i giorni in cui il cielo e la terra passeranno, tuttavia le mie parole non passeranno, ma si adempiranno tutte.

36 E come ho detto prima, dopo la tribolazione di quei giorni, e che le potenze dei cieli saranno scrollate, allora apparirà nel cielo il segno del Figlio dell'Uomo, e allora tutte le stirpi della terra faranno cordoglio; e vedranno il Figlio dell'Uomo venire nelle nubi del cielo, con gran potenza e gloria.

37 E chiunque farà tesoro della mia parola non sarà ingannato, poiché il Figlio dell'Uomo verrà, e manderà i suoi angeli dinanzi a lui con un gran suono di tromba, ed essi raduneranno il resto dei suoi eletti dai quattro venti, da un'estremità all'altra.

38 Ora imparate dal fico una parabola: Quando i suoi rami sono già teneri, ed esso comincia a mettere le foglie, voi sapete che l'estate è vicina;

39 Così, allo stesso modo, i miei eletti, quando vedranno tutte queste cose, sapranno che egli è vicino, sì, alla porta.

40 Ma in quanto al giorno e all'ora, nessuno li sa; no, neppure gli angeli di Dio nel cielo, ma mio Padre soltanto.

41 Ma come fu ai giorni di Noè, così sarà alla venuta del Figlio dell'Uomo;

42 Poiché avverrà per loro come avvenne nei giorni che erano prima del diluvio; poiché fino al giorno in cui Noè entrò nell'arca, essi mangiavano e bevevano, si sposavano e davano in matrimonio;

43 E non seppero nulla finché non venne il diluvio e li portò tutti via; così sarà anche la venuta del Figlio dell'Uomo.

44 Allora si adempirà ciò che è scritto: che negli ultimi giorni, due saranno nel campo, l'uno sarà preso e l'altro lasciato;

45 Due staranno macinando al mulino, l'uno sarà preso e l'altro lasciato.

46 E ciò che dico a uno lo dico a tutti; vegliate, dunque, poiché non sapete a quale ora il vostro Signore verrà.

47 Ma sappiate questo: se il padrone di casa avessi saputo a quale vigilia della notte sarebbe venuto il ladro, avrebbe vegliato, e non avrebbe lasciato forzare la sua casa, ma si sarebbe tenuto pronto.

48 Perciò, anche voi state pronti, poiché nell'ora che non pensate il Figlio dell'Uomo verrà.

49 Qual è mai il servitore fedele e prudente, che il padrone abbia costituito sui domestici, per dar loro il cibo al suo tempo?

50 Beato quel servitore che il suo signore, arrivando, troverà così occupato; vi dico, in verità, che lo costituirà su tutti i suoi beni.

51 Ma, se è un malvagio servitore che dice in cuor suo: Il mio signore tarda a venire;

52 E comincia a battere i suoi conservi e a mangiare e a bere con gli ubriaconi,

53 Il padrone di quel servitore verrà nel giorno che non se l'aspetta, e nell'ora che non sa,

54 E lo taglierà a pezzi e gli assegnerà la sua sorte con gli ipocriti; là vi sarà pianto e stridor di denti.

55 E così verrà la fine dei malvagi, secondo la profezia di Mosè, che dice: Saranno recisi di fra il popolo; ma non è ancora la fine della terra, ma verrà presto.

 

 

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JOSEPH SMITH — STORIA

ESTRATTI DELLA STORIA DI JOSEPH SMITH, IL PROFETA

History of the Church, volume 1, capitoli da 1 a 5

Joseph Smith racconta dei suoi antenati, dei membri della sua famiglia e delle loro prime dimore — Un'insolita eccitazione riguardo alla religione predomina nella parte occidentale dello Stato di New York — Egli decide di cercare saggezza nel modo indicato da Giacomo — Il Padre e il Figlio appaiono, e Joseph è chiamato al suo ministero profetico. (Versetti 1–20).

1 A CAUSA delle molte voci che sono state messe in circolazione da persone male intenzionate e intriganti, in relazione alla nascita e alla crescita della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, che sono state tutte architettate dai loro autori per minare la sua reputazione come Chiesa e la sua crescita nel mondo, sono stato indotto a scrivere questa storia per disingannare l'opinione pubblica, e per porre tutti quelli che cercano la verità in possesso dei fatti, così come sono avvenuti, in relazione sia a me stesso che alla Chiesa, nella misura in cui tali fatti sono in mio possesso.

2 In questa storia presenterò in verità e giustizia i vari eventi relativi a questa chiesa, come sono accaduti o come esistono adesso, essendo ora [1838] l'ottavo anno dall'organizzazione di detta chiesa.

3 Io nacqui nell'anno di nostro Signore milleottocentocinque, il ventitré dicembre, nella città di Sharon, Contea di Windsor, Stato del Vermont. . . .Mio padre, Joseph Smith sen., lasciò lo Stato del Vermont e si trasferì a Palmyra, Contea di Ontario (oggi Wayne), nello Stato di New York, quando ero nel mio decimo anno, o pressappoco. Circa quattro anni dopo l'arrivo a Palmyra, mio padre si trasferì con la sua famiglia a Manchester, nella stessa Contea di Ontario.

4 La sua famiglia consisteva di undici anime, cioè mio padre Joseph Smith, mia madre Lucy Smith (il cui nome, prima del matrimonio era Mack, figlia di Salomon Mack), mio fratello Alvin (che morì il 19 novembre 1823, nel suo 26° anno d'età), Hyrum, io stesso, Samuel Harrison, William, Don Carlos e le mie sorelle Sophronia, Catherine e Lucy.

5 Nel corso del secondo anno dopo il nostro trasferimento a Manchester, nel luogo dove vivevamo vi fu una insolita agitazione a proposito della religione. Cominciò con i Metodisti, ma divenne presto generale fra tutte le sette in quella regione del paese. Invero, l'intero distretto del paese ne sembrò affetto, e grandi moltitudini si unirono ai diversi gruppi religiosi, che crearono non poco subbuglio e non poca divisione fra il popolo, alcuni gridando: «Ecco qui!» e altri: «Ecco là!». Alcuni lottavano per la fede metodista, altri per quella Presbiteriana, ed altri per quella Battista.

6 Poiché, nonostante il grande amore che i convertiti a queste differenti fedi esprimevano al momento della loro conversione, e il grande zelo manifestato dal rispettivo clero, che era attivo nel suscitare e nel promuovere questa scena straordinaria di sentimento religioso, e che al fine di fare di ognuno un convertito, come si compiacevano di chiamarli, lasciavano che si unissero alla setta che preferivano, tuttavia, quando i convertiti cominciarono ad andarsene, alcuni ad un partito ed altri ad un altro, si vedeva che gli apparentemente buoni sentimenti, sia dei ministri che dei convertiti, erano più pretesi che reali; poiché ne seguì una scena di grande confusione e di cattivi sentimenti; ministro disputava contro ministro, e convertito contro convertito, cosicché tutti i loro buoni sentimenti l'uno per l'altro, se mai ne avevano avuto alcuno, si persero interamente in un conflitto di parole e in una controversia sulle opinioni.

7 Io ero a quel tempo nel mio quindicesimo anno. La famiglia di mio padre si convertì alla fede Presbiteriana, e quattro di essi si unirono a quella chiesa, cioè mia madre Lucy, i miei fratelli Hyrum e Samuel Harrison e mia sorella Sophronia.

8 Durante questo periodo di grande agitazione, la mia mente fu stimolata a serie riflessioni e ad una grande inquietudine; ma, sebbene i miei sentimenti fossero profondi, e spesso pungenti, mi tenni tuttavia in disparte da tutti questi gruppi, sebbene partecipassi alle loro numerose riunioni ogni volta che l'occasione lo permetteva; coll'andar del tempo, la mia mente si fece alquanto favorevole verso la setta Metodista, e sentii un certo desiderio di unirmi a loro; ma così grandi erano la confusione e i conflitti fra le diverse confessioni, che era impossibile per una persona giovane come ero io, e così inesperta di uomini e di cose, giungere ad una qualche sicura conclusione su chi avesse ragione e chi avesse torto.

9 La mia mente era a volte agitatissima, talmente le grida e il tumulto erano grandi e incessanti. I Presbiteriani erano i più decisi contro i Battisti e i Metodisti, e usavano tutti i poteri, sia della ragione che del sofisma, per dimostrare i loro errori, o almeno per far credere al popolo che essi erano nell'errore. D'altro canto, i Battisti e i Metodisti a loro volta erano egualmente zelanti nello sforzarsi di confermare i propri principi e di confutare tutti gli altri.

10 In mezzo a questa guerra di parole e a questo tumulto di opinioni, io mi dicevo spesso: Cosa devo fare? Quale di tutti questi gruppi ha ragione? O hanno tutti torto? E se uno di essi ha ragione, qual è, e come posso saperlo?

11 Mentre ero travagliato dalle estreme difficoltà causate dalle controversie di questi gruppi religiosi, stavo un giorno leggendo l'Epistola di Giacomo, primo capitolo, quinto versetto, che dice: Che se qualcuno di voi manca di sapienza, la chiegga a Dio che dona a tutti liberalmente senza rinfacciare, e gli sarà donata.

12 Giammai alcun passo delle scritture venne con più potenza nel cuore di un uomo di quanto questo fece allora nel mio. Sembrava entrare con grande forza in ogni sentimento del mio cuore. Vi riflettevo continuamente, sapendo che se qualcuno aveva bisogno di sapienza da Dio, ero io; poiché non sapevo come agire, e a meno che avessi potuto ottenere maggior sapienza di quanta ne avessi allora, non lo avrei mai saputo; poiché gli insegnanti di religione delle diverse sette comprendevano gli stessi passi delle scritture in modo così differente da distruggere ogni fiducia di appianare la questione mediante un appello alla Bibbia.

13 Alla fine giunsi alla conclusione che dovevo o rimanere nelle tenebre e nella confusione o altrimenti dovevo fare come indica Giacomo, cioè chiedere a Dio. Alla fine giunsi alla determinazione di «chiedere a Dio», concludendo che se Egli dava la sapienza a coloro che mancavano di sapienza, e avrebbe dato liberalmente e senza rinfacciare, potevo tentare.

14 Così, in accordo con questa mia determinazione di chiedere a Dio, mi ritirai nei boschi per fare il tentativo. Era il mattino di una bella giornata serena all'inizio della primavera del 1820. Era la prima volta in vita mia che facevo un simile tentativo, poiché, in mezzo a tutte le mie ansietà, non avevo mai provato fino ad allora a pregare ad alta voce.

15 Dopo che mi fui ritirato nel luogo dove avevo precedentemente deciso di andare, essendomi guardato attorno e trovandomi solo, mi inginocchiai e cominciai ad offrire i desideri del mio cuore a Dio. Lo avevo appena fatto, quando fui immediatamente afferrato da un qualche potere che mi sopraffece completamente, ed ebbe su di me un effetto così sorprendente da legare la mia lingua, cosicché non potevo più parlare. Fitte tenebre si addensarono attorno a me, e mi sembrò per un momento che fossi condannato ad una improvvisa distruzione.

16 Ma, esercitando ogni mio potere per invocare Dio di liberarmi dal potere di quel nemico che mi aveva afferrato, e nel momento stesso in cui ero pronto a sprofondare nella disperazione e ad abbandonarmi alla distruzione — non ad una rovina immaginaria, ma al potere di qualche essere reale del mondo invisibile, che aveva un potere così prodigioso come mai prima lo avevo sentito in nessun essere — proprio in quel momento di grande allarme, vidi esattamente sopra la mia testa una colonna di luce più brillante del sole, che discese gradualmente fino a che cadde su di me.

17 Era appena apparsa, che mi trovai liberato dal nemico che mi teneva legato. Quando la luce stette su di me, io vidi due Personaggi il cui splendore e la cui gloria sfidano ogni descrizione, ritti sopra di me nell'aria. Uno di essi mi parlò, chiamandomi per nome, e disse indicando l'altro: Questo è il mio Figlio diletto. Ascoltalo!

18 Il mio scopo, nell'andare a chiedere al Signore, era di sapere quale di tutte le sette fosse quella giusta, per poter sapere a quale unirmi. Perciò, non appena ebbi preso possesso di me stesso così da essere in grado di parlare, chiesi ai Personaggi che stavano sopra di me nella luce quale di tutte le sette fosse quella giusta (poiché a quel tempo non mi era ancora entrato in cuore che fossero tutte in errore) e a quale dovessi unirmi.

19 Mi fu risposto che non dovevo unirmi a nessuna di esse, poiché erano tutte nell'errore; e il Personaggio che si rivolse a me disse che tutti i loro credi erano un'abominazione al suo cospetto, che quelli che così professavano erano tutti corrotti, che «si avvicinano a me con le labbra ma il loro cuore è distante da me; essi insegnano come dottrina i comandamenti degli uomini e hanno una forma di religiosità, ma ne rinnegano la potenza».

20 Mi proibì nuovamente di unirmi ad alcuna di esse, e molte altre cose mi disse che non posso scrivere in questo momento. Quando tornai in me stesso mi trovai steso sulla schiena, a guardare il cielo. Quando la luce se ne fu andata, non avevo più forze; ma riavutomi presto in una certa misura, andai a casa. E mentre mi appoggiavo al camino, mia madre mi chiese che cosa avessi. Risposi: «Non preoccuparti; va tutto bene; sto abbastanza bene». Dissi poi a mia madre: «Ho appreso da me stesso che il Presbiterianesimo non è giusto». Sembra che l'avversario fosse consapevole fin dai primi anni della mia vita che ero destinato a dimostrarmi di turbamento e di molestia per il suo regno; altrimenti, perché i poteri delle tenebre si sarebbero uniti contro di me? Perché quell'opposizione e quella persecuzione che sorsero contro di me quasi nella mia infanzia?

Alcuni predicatori, e altri che professavano di essere religiosi respingono il racconto della Prima Visione — La persecuzione contro Joseph Smith aumenta — Egli rende testimonianza della realtà della visione. (Versetti 21–26).

21 Alcuni giorni dopo aver avuto questa visione, mi accadde di essere in compagnia di uno dei predicatori metodisti, che era assai attivo nella precitata agitazione religiosa; e conversando con lui sull'argomento della religione, colsi l'occasione per fargli un racconto della visione che avevo avuto. Fui grandemente sorpreso del suo comportamento; egli trattò le mie affermazioni non solo con leggerezza, ma con grande disprezzo, dicendo che veniva tutto dal diavolo, che ai nostri giorni non c'erano più cose come visioni o rivelazioni, che tutte queste cose erano cessate con gli apostoli, e che non ve ne sarebbero mai più state.

22 Mi accorsi ben presto, comunque, che nel narrare la mia storia avevo destato una gran quantità di pregiudizi contro di me fra coloro che si professavano religiosi, e ciò fu causa di grande persecuzione, che continuò ad aumentare; e sebbene fossi un oscuro ragazzo di appena quattordici o quindici anni, e le mie condizioni di vita fossero tali da rendermi un ragazzo senza importanza nel mondo, tuttavia uomini di elevata posizione mi prestavano attenzione abbastanza da eccitare contro di me l'opinione pubblica e da creare un'aspra persecuzione; e ciò era comune a tutte le sette: tutte unite nel perseguitarmi.

23 Ciò mi indusse allora a serie riflessioni, e da allora l'ho fatto spesso: quanto fosse strano che un oscuro ragazzo di poco più di quattordici anni, e uno — per di più — che era condannato alla necessità di procurarsi uno scarso mantenimento con il suo lavoro quotidiano, fosse ritenuto un personaggio di importanza sufficiente da attirare l'attenzione dei grandi delle sette più popolari del momento, e in maniera tale da creare in loro uno spirito della più aspra persecuzione e ingiuria. Ma, strano o no, così era, e fu spesso per me causa di grande dolore.

24 Comunque, era nondimeno un fatto che avessi avuto una visione. Ho pensato da allora che mi sentivo proprio come Paolo, quando si difese dinanzi al re Agrippa e gli riferì il racconto della visione che aveva avuto, quando vide una luce e udì una voce; eppure non ve ne furono che pochi che gli credettero; alcuni dissero che era disonesto, altri dissero che era pazzo, e fu messo in ridicolo ed insultato. Ma tutto ciò non distrusse la realtà della sua visione. Egli aveva avuto una visione, sapeva di averla avuta, e tutte le persecuzioni sotto il cielo non potevano mutare le cose; e sebbene lo perseguitassero fino alla morte, tuttavia egli sapeva, e l'avrebbe saputo fino al suo ultimo respiro, di aver visto una luce e udito una voce che gli parlava, e il mondo intero non avrebbe potuto fargli pensare o credere altrimenti.

25 Così era per me. Avevo realmente visto una luce, e in mezzo a quella luce avevo visto due Personaggi, ed essi mi avevano veramente parlato; e sebbene fossi odiato e perseguitato per aver detto di aver avuto una visione, tuttavia ciò era vero; e mentre mi perseguitavano, mi insultavano e dicevano falsamente ogni sorta di male contro di me per aver detto questo, ero indotto a dire in cuor mio: Perché perseguitarmi per aver detto la verità? Ho realmente avuto una visione; e chi sono io per resistere a Dio, o perché il mondo pensa di farmi negare ciò che ho visto realmente? Poiché avevo avuto una visione; io lo sapevo e sapevo che Dio lo sapeva, e non potevo negarlo, né avrei osato farlo; quanto meno, sapevo che così facendo avrei offeso Dio e mi sarei posto sotto condanna.

26 La mia mente era ora tranquillizzata per quanto concerneva il mondo settario: che non era mio dovere unirmi ad alcuna di esse, ma continuare com'ero fino a ulteriori indicazioni. Avevo appurato che la testimonianza di Giacomo è veritiera, che chi manca di sapienza può chiedere a Dio e ottenerla, e senza essere rimproverato.

Moroni appare a Joseph Smith — Il nome di Joseph sarà conosciuto in bene e in male fra tutte le nazioni — Moroni gli parla del Libro di Mormon e dei giudizi del Signore che stanno per venire, e cita molti passi delle Scritture — Viene rivelato il luogo in cui sono nascoste le tavole d'oro — Moroni continua ad istruire il Profeta. (Versetti 27–54).

27 Continuai a badare alle mie normali occupazioni quotidiane fino al ventuno settembre milleottocentoventitré, subendo per tutto il tempo dure persecuzioni da parte di ogni categoria di uomini, sia religiosi che irreligiosi, perché continuavo ad affermare che avevo avuto una visione.

28 Nell'arco di tempo che intercorse fra il periodo in cui ebbi la visione e l'anno milleottocentoventitré, essendomi stato proibito di unirmi ad alcuna delle sette religiose del momento, ed essendo in tenera età e perseguitato da coloro che avrebbero dovuto essere miei amici, e trattarmi gentilmente — e se pensavano che fossi stato ingannato avrebbero dovuto sforzarsi di redimermi in modo adeguato e affettuoso — fui abbandonato ad ogni specie di tentazioni; e mischiandomi con ogni specie di compagnia, caddi frequentemente in molti sciocchi errori e mostrai le debolezze della giovinezza e la fragilità della natura umana; il che, mi spiace dirlo, mi indusse in diverse tentazioni, offensive agli occhi di Dio. Quando faccio questa confessione, nessuno dovrà supporre che io fossi colpevole di qualche peccato grave o maligno. Una predisposizione a commettere cose simili non fu mai nella mia indole. Ma fui colpevole di leggerezza, e talvolta mi unii a compagnie allegre, ecc., non compatibili con il carattere che dovrebbe essere mantenuto da chi era stato chiamato da Dio, come lo ero io. Ma ciò non sembrerà molto strano a chiunque si ricordi della mia giovinezza e conosca il mio naturale temperamento allegro.

29 In conseguenza di queste cose, mi sentivo spesso condannato per la mia debolezza e le mie imperfezioni; quando, la sera del precitato ventuno settembre, dopo essermi ritirato a letto per la notte, mi misi a pregare e a supplicare Dio Onnipotente per il perdono di tutti i miei peccati e delle mie follie, e anche per avere una manifestazione, affinché potessi conoscere il mio stato e la mia posizione dinanzi a Lui; poiché avevo piena fiducia di ottenere una manifestazione divina, poiché ne avevo avuto una in precedenza.

30 Mentre ero così nell'atto di invocare Dio, mi accorsi di una luce che apparve nella mia stanza, e che continuò ad aumentare finché la stanza fu più luminosa che a mezzogiorno, quando improvvisamente un personaggio apparve accanto al mio letto, stando in aria, poiché i suoi piedi non toccavano il pavimento.

31 Indossava una veste sciolta, del candore più squisito. Era un candore al di là di qualsiasi cosa terrena che avessi mai visto, né credo che alcunché di terreno possa essere fatto apparire così straordinariamente bianco e brillante. Le sue mani erano nude, e anche le braccia un po' al disopra dei polsi; così pure erano nudi i suoi piedi, come lo erano le gambe un po' al disopra delle caviglie. Anche la testa e il collo erano scoperti. Potei rendermi conto che egli non indossava altro abito se non quella veste, poiché era aperta, cosicché potevo vederne il petto.

32 Non soltanto la sua veste era straordinariamente bianca, ma tutta la sua persona era gloriosa oltre ogni descrizione, e il suo volto veramente era simile al lampo. La stanza era straordinariamente luminosa, ma non così brillante quanto immediatamente attorno alla sua persona. Quando dapprima lo guardai, ebbi paura; ma subito il timore mi lasciò.

33 Mi chiamò per nome e mi disse che era un messaggero inviatomi dalla presenza di Dio, e che il suo nome era Moroni; che Dio aveva un'opera da farmi compiere, e che il mio nome sarebbe stato conosciuto in bene e in male fra tutte le nazioni, stirpi e lingue, ossia che se ne sarebbe parlato bene e male fra tutti i popoli.

34 Disse che c'era un libro nascosto, scritto su tavole d'oro, e che dava un racconto dei primi abitanti di questo continente e della fonte da cui scaturirono. Disse anche che in esso era contenuta la pienezza del Vangelo eterno, come fu data dal Salvatore agli antichi abitanti;

35 Inoltre, che vi erano due pietre su archi d'argento — e queste pietre, fissate ad un pettorale, costituivano ciò che è chiamato Urim e Thummim — nascoste assieme alle tavole; e che il possesso e l'uso di queste pietre era ciò che costituiva i «veggenti» nei tempi antichi o passati; e che Dio le aveva preparate allo scopo di tradurre il libro.

36 Dopo avermi detto queste cose, egli cominciò a citare le profezie dell'Antico Testamento. Citò dapprima una parte del terzo capitolo di Malachia; e citò pure il quarto, ossia l'ultimo capitolo della stessa profezia, sebbene con una piccola variante rispetto al modo in cui si legge nelle nostre Bibbie. Invece di citare il primo versetto come si legge nei nostri libri, egli lo citò così:

37 Poiché ecco, il agiorno viene che arderà come una fornace, e tutti i superbi, sì, tutti quelli che agiscono malvagiamente, bbruceranno come cstoppia; poiché coloro che verranno li bruceranno, dice il Signore degli Eserciti, cosicché non lascerà loro né radice né ramo.

38 E ancora, egli citò il quinto verso così: Ecco, io vi rivelerò il Sacerdozio, per mano di Elia, il profeta, prima della venuta del grande e spaventevole giorno del Signore.

39 Citò diversamente anche il versetto successivo: Ed egli pianterà nel cuore dei figli le promesse fatte ai padri, e il cuore dei figli si volgerà ai loro padri. Se così non fosse la terra intera sarebbe completamente devastata alla sua venuta.

40 In aggiunta a questi, citò l'undicesimo capitolo d'Isaia, dicendo che stava per adempiersi. Citò anche il terzo capitolo degli Atti, versetti ventidue e ventitré, precisamente come stanno nel nostro Nuovo Testamento. Disse che quel profeta era Cristo, ma che non era ancora venuto il giorno in cui «coloro che non vorranno ascoltare la sua voce saranno recisi di fra il popolo», ma che sarebbe venuto presto.

41 Citò anche il secondo capitolo di Gioele, dal versetto ventotto fino all'ultimo. Disse anche che questo non era ancora adempiuto, ma che doveva esserlo presto. E dichiarò inoltre che la pienezza dei Gentili sarebbe venuta presto. Citò molti altri passi delle scritture, e dette molte spiegazioni che non si possono menzionare qui.

42 Inoltre, mi disse che quando avrei ottenuto quelle tavole di cui aveva parlato — poiché il tempo per riceverle non era ancora adempiuto — non avrei dovuto mostrarle a nessuno, neppure il pettorale con l'Urim e Thummim, tranne a coloro ai quali mi sarebbe stato comandato di mostrarle; se l'avessi fatto sarei stato annientato. Mentre egli conversava con me in merito alle tavole, una visione fu aperta alla mia mente, cosicché potei vedere il luogo dove le tavole erano nascoste, e ciò così chiaramente e distintamente che riconobbi il luogo quando lo visitai.

43 Dopo questa comunicazione, vidi la luce nella stanza cominciare a raccogliersi immediatamente attorno alla persona di colui che mi aveva parlato, e continuò così finché la stanza fu di nuovo lasciata al buio, eccetto proprio attorno a lui; quando, d'un tratto vidi, come sembrava, un condotto aprirsi direttamente verso il cielo, ed egli ascese finché scomparve completamente, e la stanza fu lasciata come era prima che quella luce celeste avesse fatto la sua apparizione.

44 Giacqui meditando sulla singolarità di quella scena, e mi meravigliavo grandemente di ciò che mi era stato detto da quello straordinario messaggero, quando, nel mezzo della mia meditazione, mi accorsi improvvisamente che la mia camera stava iniziando di nuovo ad essere illuminata, e in un istante, come sembrò, lo stesso messaggero celeste fu di nuovo accanto al il mio letto.

45 Egli cominciò, e riferì di nuovo proprio le stesse cose che aveva detto alla sua prima visita, senza la minima variazione; fatto questo, mi informò di grandi giudizi che stavano per colpire la terra, con grandi desolazioni per carestia, spada e pestilenze; e che questi gravi giudizi sarebbero venuti sulla terra in questa generazione. Dopo aver riferito queste cose, egli ascese di nuovo come aveva fatto prima.

46 A questo punto, così profonda era l'impressione fatta sulla mia mente, che il sonno se n'era andato, e giacqui sopraffatto dallo sbalordimento per ciò che avevo visto e udito. Ma quale non fu la mia sorpresa quando vidi di nuovo lo stesso messaggero accanto al mio letto, e lo udii ridirmi, ossia ripetermi ancora una volta le stesse cose di prima; e aggiunse un avvertimento per me, dicendo che Satana avrebbe cercato di tentarmi (in conseguenza delle condizioni di indigenza della famiglia di mio padre) ad ottenere le tavole allo scopo di arricchirmi. Questo egli mi proibì, dicendo che non dovevo avere nessun altro obiettivo in vista, nell'ottenere le tavole, se non di glorificare Dio, e che non dovevo essere influenzato da nessun altro motivo che quello di edificare il suo regno; altrimenti non avrei potuto ottenerle.

47 Dopo questa terza visita egli ascese di nuovo al cielo come prima, e fui di nuovo lasciato a meditare sulla stranezza di ciò che avevo appena vissuto; quando, quasi immediatamente dopo che il messaggero celeste era asceso da me per la terza volta, il gallo cantò e mi resi conto che il giorno si avvicinava, cosicché i nostri colloqui devono aver occupato tutta la notte.

48 Poco dopo mi alzai dal letto, e come al solito andai alle necessarie fatiche di ogni giorno; ma nel tentare di lavorare come le altre volte, mi accorsi che le mie forze erano così esaurite da rendermi completamente incapace. Mio padre, che lavorava assieme a me, si accorse che in me c'era qualcosa che non andava e mi disse di andare a casa. Partii con l'intenzione di andare verso la mia casa, ma nel tentativo di oltrepassare il recinto per uscire dal campo dove eravamo, le forze mi vennero meno del tutto e caddi a terra inerme, e per un certo tempo fui del tutto inconscio di ogni cosa.

49 La prima cosa che posso rammentare fu una voce che mi parlava, chiamandomi per nome. Guardai in su e vidi lo stesso messaggero, che stava al disopra della mia testa, circondato di luce come prima. Egli allora mi riferì di nuovo tutto quello che mi aveva riferito la notte precedente, e mi comandò di andare da mio padre e di parlargli della visione e dei comandamenti che avevo ricevuto.

50 Obbedii; ritornai da mio padre nel campo e gli narrai l'intera questione. Egli mi rispose che ciò era da Dio, e mi disse di andare e di fare come comandato dal messaggero. Lasciai il campo e andai nel luogo dove il messaggero mi aveva detto che erano nascoste le tavole; e a motivo della nitidezza della visione che avevo avuto riguardo ad esso, riconobbi il luogo nell'istante in cui vi arrivai.

51 In prossimità del villaggio di Manchester, Contea di Ontario, New York, si trova una collina di dimensioni considerevoli, e la più elevata di ogni altra nei dintorni. Sul lato occidentale di questa collina, non lontano dalla cima, sotto una pietra di considerevoli dimensioni, giacevano le tavole, nascoste in una cassa di pietra. Questa pietra era spessa ed arrotondata nel mezzo, sulla parte superiore, e più sottile verso i bordi, cosicché la parte centrale di essa era visibile sopra il terreno, ma i bordi tutt'attorno erano coperti di terra.

52 Avendo rimosso la terra, mi procurai una leva, che fissai sotto il bordo della pietra, e con un lieve sforzo la sollevai. Guardai dentro, e là infatti vidi le tavole, l'Urim e Thummim ed il pettorale, come affermato dal messaggero. La cassa in cui giacevano era stata formata ponendo insieme delle pietre con una qualche specie di cemento. Nel fondo della cassa erano poste due pietre sulle diagonali della cassa, e su queste pietre giacevano le tavole e le altre cose con esse.

53 Feci un tentativo per tirarle fuori, ma mi fu proibito dal messaggero, e fui di nuovo informato che il momento di portarle alla luce non era ancora arrivato, né lo sarebbe stato fino a quattro anni da quel momento; ma mi disse che sarei dovuto tornare in quel luogo dopo un anno preciso da quel momento, e che là egli si sarebbe incontrato con me, e che avrei dovuto continuare a fare così finché non fosse venuto il tempo di ottenere le tavole.

54 Di conseguenza, come mi era stato comandato, andai alla fine di ogni anno, e ogni volta vi trovai lo stesso messaggero, e ricevetti da lui istruzioni e informazioni, ad ognuno dei nostri colloqui, in merito a ciò che il Signore stava per fare, e a come, e in quale maniera il suo regno doveva essere condotto negli ultimi giorni.

Joseph Smith sposa Emma Hale — Riceve le tavole d'oro da Moroni e ne traduce alcuni caratteri — Martin Harris mostra i caratteri e la traduzione al professor Anthon, il quale dice: «Non posso leggere un libro sigillato» (Versetti 55–65).

55 Siccome le condizioni materiali di mio padre erano molto limitate, eravamo nella necessità di lavorare con le nostre mani, assunti per lavori alla giornata e in altri modi, secondo l'occasione che veniva. Talvolta eravamo a casa e talvolta fuori, e mediante il continuo lavoro eravamo in grado di avere un tenore di vita confortevole.

56 Nell'anno 1823 la famiglia di mio padre subì un grande dolore per la morte di mio fratello maggiore Alvin. Nel mese di ottobre del 1825 fui assunto da un anziano signore di nome Josiah Stoal, che viveva nella Contea di Chenango, Stato di New York. Egli aveva sentito dire di una miniera d'argento che era stata aperta dagli Spagnoli ad Harmony, Contea di Susquehanna, Stato della Pennsylvania, e prima di assumermi presso di lui aveva scavato, allo scopo di scoprire, se possibile, la miniera. Dopo che andai ad abitare con lui egli mi prese, col resto dei suoi operai, per scavare alla ricerca della miniera d'argento, cosa alla quale continuai a lavorare per circa un mese, senza successo per la nostra impresa, e alla fine persuasi l'anziano signore a cessare di scavare per cercarla. Di qui è nata la diceria assai diffusa che io sia stato un cercatore di tesori.

57 Durante il tempo in cui fui impiegato in questo modo, fui messo a pensione presso un certo Sig. Isaac Hale, di quel luogo; fu là che vidi per la prima volta mia moglie (sua figlia) Emma Hale. Il 18 gennaio 1827 ci sposammo, mentre ero ancora impiegato al servizio del Sig. Stoal.

58 Per il fatto che continuavo ad affermare che avevo avuto una visione, le persecuzioni mi seguivano ancora, e la famiglia del padre di mia moglie era molto contraria al nostro matrimonio. Mi trovai dunque nella necessità di portarla altrove; così ce ne andammo e ci sposammo nella casa del giudice Tarbill, a South Bainbridge, Contea di Chenango, New York. Immediatamente dopo il matrimonio lasciai il Sig. Stoal e andai da mio padre, e lavorai con lui alla fattoria per quella stagione.

59 Giunse infine il momento di ottenere le tavole, l'Urim e Thummim e il pettorale. Il ventidue settembre milleottocentoventisette, essendo andato, come al solito alla fine di un altro anno, al luogo dove erano nascoste, lo stesso messaggero celeste me le consegnò con questo incarico: che ne sarei stato responsabile; che se le avessi perdute per noncuranza o per qualche mia negligenza, sarei stato reciso; ma che se avessi usato tutto il mio impegno per preservarle fino a che egli, il messaggero, fosse venuto a riprenderle, esse sarebbero state protette.

60 Scoprii subito la ragione per cui avevo ricevuto istruzioni così rigide di tenerle al sicuro, e per quale motivo il messaggero aveva detto che, quando avessi fatto tutto ciò che mi era stato chiesto, egli sarebbe venuto a riprenderle. Poiché, non appena fu noto che le avevo, gli sforzi più strenui furono impiegati per togliermele. A tale scopo si ricorse ad ogni stratagemma che si potesse inventare. Le persecuzioni divennero più aspre e più dure di prima, e molta gente era continuamente in allerta per togliermele, se possibile. Ma per la saggezza di Dio, esse rimasero sicure nelle mie mani fino a che potei compiere tramite esse ciò che mi era richiesto. Quando, secondo gli accordi, il messaggero venne a riprenderle, gliele consegnai; ed egli le ha in suo possesso fino a quest'oggi, che è il due maggio milleottocentotrentotto.

61 L'agitazione, comunque, continuò ancora, e la calunnia con le sue mille lingue veniva continuamente impiegata per mettere in circolazione falsità sulla famiglia di mio padre e su me stesso. Se dovessi riferirne la millesima parte, riempirebbe dei volumi. La persecuzione, comunque, divenne così intollerabile che mi trovai nella necessità di lasciare Manchester e di andare con mia moglie nella Contea di Susquehanna, nello Stato della Pennsylvania. Mentre mi preparavo a partire — essendo io molto povero e la persecuzione così pesante su di noi che non c'era probabilità che ci saremmo trovati in condizioni diverse — in mezzo alle nostre afflizioni trovammo un amico in un signore di nome Martin Harris, che venne da noi e mi diede cinquanta dollari per aiutarci nel nostro viaggio. Il Sig. Harris risiedeva nel comune di Palmyra, contea di Wayne, nello Stato di New York, ed era un rispettato agricoltore.

62 Mediante questo tempestivo aiuto, fui in grado di raggiungere il luogo della mia destinazione in Pennsylvania, e immediatamente dopo il mio arrivo là, cominciai a copiare i caratteri dalle tavole. Ne copiai un numero considerevole e per mezzo dell'Urim e Thummim ne tradussi alcuni, cosa che feci fra il momento in cui arrivai alla casa del padre di mia moglie, nel mese di dicembre, e il febbraio seguente.

63 Durante questo mese di febbraio, il precitato Sig. Martin Harris venne a casa nostra, prese i caratteri che avevo tratto dalle tavole e partì con essi per la città di New York. Per ciò che ebbe luogo riguardo a lui ed ai caratteri faccio riferimento al suo stesso racconto dei fatti, come me li riferì dopo il suo ritorno, che fu il seguente:

64 «Andai nella città di New York e presentai i caratteri che erano stati tradotti, assieme alla loro traduzione, al professor Charles Anthon, un signore celebre per i suoi conseguimenti letterari. Il professor Anthon affermò che la traduzione era corretta, più di ogni altra che avesse fino ad allora visto tradotta dall'Egiziano. Gli mostrai allora quelli che non erano ancora stati tradotti, e disse che erano Egiziani, Caldei, Assiri ed Arabi; e disse che erano caratteri autentici. Mi diede un certificato che attestava al popolo di Palmyra che erano caratteri autentici, e che la traduzione di quelli che erano stati tradotti era pure corretta. Presi il certificato e me lo misi in tasca, e stavo per lasciare la casa, quando il signor Anthon mi richiamò e mi domandò come il giovane avesse scoperto che c'erano delle tavole d'oro nel luogo dove le aveva trovate. Risposi che un angelo di Dio glielo aveva rivelato.

65 Mi disse allora: 'Mi faccia vedere quel certificato'. Di conseguenza lo tirai fuori di tasca e glielo diedi, e allora egli lo prese e lo stracciò a pezzi, dicendo che non v'erano più cose come il ministero degli angeli, e che se gli avessi portato le tavole le avrebbe tradotte. Lo informai che parte delle tavole erano sigillate, e che mi era proibito portarle. Egli rispose: 'Non posso leggere un libro sigillato'. Lo lasciai e andai dal Dott. Mitchell, che confermò ciò che aveva detto il professor Anthon in merito sia ai caratteri che alla traduzione».

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Oliver Cowdery serve come scrivano nella traduzione del Libro di Mormon — Joseph e Oliver ricevono il Sacerdozio di Aaronne da Giovanni Battista — Essi sono battezzati e ordinati, e ricevono lo spirito di profezia. (Versetti 66–75).

66 Il 5 aprile del 1829 Oliver Cowdery, che fino a quel momento non avevo mai visto, venne a casa mia. Mi spiegò che mentre insegnava in una scuola nei dintorni di dove risiedeva mio padre, ed essendo mio padre uno di coloro che mandavano i figli a scuola, egli era andato per qualche tempo a pensione in casa sua; e mentre era là, la famiglia gli aveva riferito le circostanze in cui avevo ricevuto le tavole, e di conseguenza era venuto per farmi qualche domanda.

67 Due giorni dopo l'arrivo del signor Cowdery (era il 7 aprile) cominciai a tradurre il Libro di Mormon, ed egli iniziò a scrivere per me.

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68 Continuavamo ancora l'opera di traduzione quando, il mese seguente (maggio 1829), in un certo giorno andammo nel bosco per pregare e per chiedere al Signore in merito al battesimo per la remissione dei peccati, che avevamo trovato menzionato nella traduzione delle tavole. Mentre eravamo così occupati, a pregare e ad invocare il Signore, un messaggero dal cielo scese in una nuvola di luce, e dopo averci imposto le mani, ci ordinò dicendo:

69 Su di voi miei compagni di servizio, nel nome del Messia, io conferisco il Sacerdozio di Aaronne, che detiene le chiavi del ministero degli angeli, e del vangelo di pentimento, e del battesimo per immersione per la remissione dei peccati; e questo non sarà mai più tolto dalla terra fino a che i figli di Levi non offriranno di nuovo un'offerta al Signore in rettitudine.

70 Disse che il Sacerdozio di Aaronne non aveva il potere di imporre le mani per il dono dello Spirito Santo, ma che ciò ci sarebbe stato conferito in seguito; e ci comandò di andare a battezzarci, e ci dette istruzioni che io battezzassi Oliver Cowdery e che egli poi battezzasse me.

71 Di conseguenza, andammo e ci battezzammo. Prima i battezzai lui, e poi lui battezzò me; dopo di che posi le mani sul suo capo e lo ordinai al Sacerdozio di Aaronne; poi egli pose le mani su di me e mi ordinò allo stesso Sacerdozio; poiché così ci fu comandato. *

72 Il messaggero che ci visitò in quella occasione e che ci conferì questo Sacerdozio, disse che il suo nome era Giovanni, lo stesso che nel Nuovo Testamento è chiamato Giovanni Battista, e che agiva sotto la direzione di Pietro, Giacomo e Giovanni, che detenevano le chiavi del Sacerdozio di Melchisedec, il quale Sacerdozio, egli disse, ci sarebbe stato conferito a tempo debito, e che io sarei stato chiamato il primo Anziano della Chiesa ed egli (Oliver Cowdery) il secondo. Fu il quindici maggio del 1829 che fummo ordinati sotto le mani di questo messaggero, e battezzati.

73 Immediatamente, mentre uscivamo dall'acqua dopo essere stati battezzati, ricevemmo grandi e gloriose benedizioni dal nostro Padre celeste. Avevo appena battezzato Oliver Cowdery, che lo Spirito Santo cadde su di lui ed egli si alzò e profetizzò molte cose che sarebbero avvenute tra breve. E ancora, non appena io fui battezzato da lui, anch'io ebbi lo spirito di profezia, per cui, alzatomi, profetizzai riguardo al sorgere di questa Chiesa e a molte altre cose connesse con la Chiesa e con questa generazione di figlioli degli uomini. Fummo riempiti dello Spirito Santo e gioimmo nel Dio della nostra salvezza.

74 Essendo la nostra mente ora illuminata, cominciammo ad avere le scritture aperte alla nostra comprensione, e il vero significato e intento dei più misteriosi passi si rivelava a noi in una maniera che non avremmo mai potuto conseguire in precedenza, né mai prima avremmo pensato. Nel frattempo, fummo costretti a tenere segreto il fatto di aver ricevuto il Sacerdozio e di essere stati battezzati, a causa di uno spirito di persecuzione che si era già manifestato nei dintorni.

75 Di tanto in tanto eravamo stati minacciati di venir malmenati dalla folla, e ciò perfino da coloro che si professavano religiosi. E la loro intenzione di malmenarci era contrastata soltanto dall'influenza della famiglia del padre di mia moglie (per Divina Provvidenza), che mi era divenuta molto amica e che si opponeva alla plebaglia, e che desiderava che mi fosse permesso di continuare l'opera di traduzione senza interruzione; e perciò ci offrì e ci promise protezione da ogni procedimento illegale, per quanto stava in loro.

1 Oliver Cowdery descrive così questi eventi: «Quelli furono giorni che non si possono dimenticare: stare seduti al suono di una voce dettata dall'ispirazione del cielo risvegliava l'estrema gratitudine di questo seno! Giorno dopo giorno continuai, senza interruzione, a scrivere dalla sua bocca, mentre traduceva con l'Urim e Thummim, ossia con gli «Interpreti», come avrebbero detto i Nefiti, la storia, ossia gli annali, chiamati «Il Libro di Mormon».

2 Commentare, anche in poche parole, l'interessante racconto fatto da Mormon e dal suo fedele figlio Moroni, di un popolo un tempo amato e favorito dal cielo, andrebbe oltre il mio attuale intento. Rinvierò dunque questo a una futura occasione e, come ho detto nell'introduzione, passerò direttamente ad alcuni pochi episodi strettamente connessi con la nascita di questa Chiesa, che possono interessare le migliaia di persone che si sono fatte avanti, fra gli sguardi di disapprovazione dei bigotti e le calunnie degli ipocriti, e hanno abbracciato il Vangelo di Cristo.

3 Nessuno, in sobrietà di sensi, avrebbe potuto tradurre e scrivere le direttive date ai Nefiti dalla bocca del Salvatore, sulla maniera precisa in cui gli uomini dovrebbero edificare la sua Chiesa, e specialmente quando la corruzione ha diffuso incertezza su ogni forma e su tutti i sistemi praticati tra gli uomini, senza anelare al privilegio di mostrare la buona volontà del suo cuore, essendo sepolto nella liquida tomba, per rispondere con una «buona coscienza mediante la risurrezione di Gesù Cristo».

4 Dopo aver scritto il resoconto del ministero del Salvatore al residuo della posterità di Giacobbe su questo continente, era facile vedere, come il Profeta aveva detto che sarebbe successo, che le tenebre coprivano la terra e fitte tenebre la mente del popolo. Riflettendo ulteriormente, era altrettanto facile vedere che, in mezzo alla grande lotta e al rumore riguardo alla religione, nessuno aveva autorità da Dio per amministrare le ordinanze del Vangelo. Poiché, ci si potrebbe porre la domanda: Uomini che negano le rivelazioni hanno l'autorità di amministrare nel nome di Cristo, quando la sua testimonianza non è altro che lo spirito di profezia, e la sua religione è fondata, edificata e sostenuta mediante rivelazioni immediate, in tutte le epoche del mondo in cui egli ha avuto un popolo sulla terra? Se questi fatti sono stati sepolti e accuratamente occultati da uomini il cui potere sarebbe stato in pericolo se si fosse permesso che risplendessero di fronte agli uomini, non lo erano più per noi; e noi attendevamo solo che fosse dato il comandamento: «Alzatevi e siate battezzati».

5 Non desiderammo questo a lungo prima che si realizzasse. Il Signore, che è ricco in misericordia e sempre disposto a rispondere alla preghiera costante degli umili, dopo che lo avevamo invocato fervidamente, lungi dalle dimore degli uomini, condiscese a manifestarci la Sua volontà. D'un tratto, come dal mezzo dell'eternità, la voce del Redentore ci sussurrò pace, mentre il velo fu aperto e l'angelo di Dio discese rivestito di gloria e porse il messaggio ansiosamente atteso e le chiavi del Vangelo di pentimento. Quale gioia! Quale meraviglia! Quale stupore! Mentre il mondo era tormentato e distratto, mentre milioni procedevano a tentoni, come ciechi che cercano il muro, e mentre tutti si basavano su cose incerte nella gran massa, i nostri occhi videro, e le nostre orecchie udirono, come nel fulgore del giorno; sì, di più: superiore allo sfolgorio del sole di maggio che allora spargeva il suo fulgore sulla faccia della natura! E poi la sua voce, benché dolce, ci trafisse fino al centro, e le sue parole: «Sono il vostro compagno di servizio» dissiparono ogni timore. Ascoltammo, guardammo, ammirammo! Era la voce di un angelo dalla gloria, era un messaggio dall'Altissimo! E mentre udivamo, gioimmo, mentre il suo amore riscaldava la nostra anima, e fummo avvolti nella visione dell'Onnipotente! V'era spazio per il dubbio? No; l'incertezza era sparita, il dubbio era sepolto per non sorgere mai più, mentre la finzione e l'inganno erano spariti per sempre!

6 Ma, caro fratello, pensa, pensa ancora per un momento quale gioia riempì il nostro cuore, e con quale sorpresa dobbiamo esserci chinati (poiché chi non avrebbe piegato il ginocchio per una tale benedizione?) quando ricevemmo sotto la sua mano il Santo Sacerdozio, mentre diceva: «Su di voi, miei compagni di servizio, nel nome del Messia, io conferisco questo Sacerdozio e questa autorità, che rimarranno sulla terra affinché i Figli di Levi possano offrire ancora un'offerta al Signore in rettitudine!»

7 Non cercherò di dipingerti i sentimenti del mio cuore, né la maestosa bellezza e gloria che ci circondò in quella occasione; ma mi crederai quando dico che né la terra né gli uomini, con l'eloquenza del mondo, possono neppure iniziare a rivestire il linguaggio in un modo tanto interessante e sublime quanto fece questo santo personaggio. No! Né questa terra ha il potere di dare la gioia, di accordare la pace, o di comprendere la saggezza che era contenuta in ogni frase mentre erano date dal potere del Santo Spirito! L'uomo può ingannare i suoi simili, l'inganno può seguire l'inganno, e i figlioli del malvagio possono avere il potere di sedurre gli stolti e gli ignoranti, finché nulla se non la finzione nutra le moltitudini, e i frutti della falsità conducano nella loro corrente gli insensati alla tomba; ma un tocco con il dito del Suo amore, sì, un raggio di gloria dal mondo superiore, o una parola dalla bocca del Salvatore, dal seno dell'eternità, rende tutto ciò insignificante e lo cancella per sempre dalla mente. La certezza che eravamo in presenza di un angelo, la certezza che stavamo udendo la voce di Gesù e la verità immacolata come fluiva da un personaggio puro, dettata dalla volontà di Dio, è per me oltre ogni descrizione, e io guarderò sempre con meraviglia e con gratitudine questa espressione della bontà del Salvatore, finché mi sarà permesso di restare; e in quelle dimore in cui abita la perfezione e il peccato non entra mai, io spero di adorare, in quel giorno che non avrà mai fine». («Messenger and Advocate», vol. 1, ottobre 1834, pagg. 14–16).

 

 

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ARTICOLI DI FEDE

DELLA CHIESA DI GESÙ CRISTO DEI SANTI DEGLI ULTIMI GIORNI

History of the Church, Volume 4, pagg. 535–541

1 NOI crediamo in Dio, il Padre Eterno, e in Suo Figlio Gesù Cristo e nello Spirito Santo.

2 Noi crediamo che gli uomini saranno puniti per i loro propri peccati e non per la trasgressione di Adamo.

3 Noi crediamo che tramite l'espiazione di Cristo tutta l'umanità può essere salvata, mediante l'obbedienza alle leggi e alle ordinanze del Vangelo.

4 Noi crediamo che i primi principi e le prime ordinanze del Vangelo sono: primo, la fede nel Signore Gesù Cristo; secondo, il pentimento; terzo, il battesimo per immersione per la remissione dei peccati; quarto, l'imposizione delle mani per il dono dello Spirito Santo.

5 Noi crediamo che un uomo deve essere chiamato da Dio, per profezia, e mediante l'imposizione delle mani da parte di coloro che detengono l'autorità, per predicare il Vangelo e per amministrarne le ordinanze.

6 Noi crediamo nella stessa organizzazione che esisteva nella chiesa primitiva, cioè: apostoli, profeti, pastori, insegnanti, evangelisti e così via.

7 Noi crediamo nel dono delle lingue, della profezia, della rivelazione, delle visioni, della guarigione, della interpretazione delle lingue e così via.

8 Noi crediamo che la Bibbia è la Parola di Dio, per quanto è tradotta correttamente; crediamo anche che il Libro di Mormon è la parola di Dio.

9 Noi crediamo in tutto ciò che Dio ha rivelato, in tutto ciò che rivela ora, e noi crediamo che Egli rivelerà ancora molte cose grandi e importanti relative al Regno di Dio.

10 Noi crediamo nel raduno letterale d'Israele e nella restaurazione delle dieci tribù, che Sion (la Nuova Gerusalemme) sarà edificata nel continente americano, che Cristo regnerà personalmente sulla terra e che la terra sarà rinnovata e riceverà la sua gloria paradisiaca.

11 Noi rivendichiamo il privilegio di adorare Dio Onnipotente secondo i dettami della nostra coscienza e riconosciamo a tutti gli uomini lo stesso privilegio: che adorino come, dove o ciò che vogliono.

12 Noi crediamo di dover essere soggetti ai re, ai presidenti, ai governanti ed ai magistrati, di dover obbedire onorare e sostenere le leggi.

13 Noi crediamo nell'essere onesti, fedeli, casti, benevoli e virtuosi e nel fare il bene a tutti gli uomini. In verità possiamo dire di seguire l'ammonimento di Paolo: crediamo ogni cosa, speriamo ogni cosa, abbiamo sopportato molte cose e speriamo di essere in grado di sopportare ogni cosa. Se vi sono cose virtuose, amabili, di buona reputazione o degne di lode, queste sono le cose noi ricerchiamo.

JOSEPH SMITH.